In questo nuovo articolo siamo A Troia, nei Monti Dauni, dove il tempo sembra rallentare ogni anno nel giorno del Venerdì Santo. Tra i vicoli in pietra e le facciate antiche della città, scorre lentamente la Processione delle Catene, uno dei riti più intensi e toccanti della Settimana Santa.
La processione prende vita nella mattinata del Venerdì Santo, quando cinque penitenti, avvolti in sai bianchi e con il volto coperto, iniziano il loro lento cammino per le strade di Troia.
Scalzi, curvi sotto il peso di una croce di legno e con catene legate ai piedi, i penitenti avanzano in silenzio. Il suono metallico delle catene che strisciano sul selciato rompe la quiete, creando un’atmosfera carica di emozione e raccoglimento. Ogni passo è un gesto simbolico, un atto di penitenza che richiama la sofferenza della Passione di Cristo.
Attorno a loro, la comunità partecipa con rispetto e devozione. Non ci sono clamori, ma sguardi attenti, preghiere sussurrate e un silenzio condiviso che avvolge tutto il centro storico. Le soste davanti ai cosiddetti “Sepolcri”, allestiti nelle chiese, scandiscono il ritmo della processione, trasformando il percorso in un vero e proprio itinerario spirituale.
Dalle origini ai giorni d’oggi
Le origini di questo rito risalgono a diversi secoli fa, probabilmente agli inizi del Settecento, quando forme di penitenza pubblica erano diffuse in molte realtà del Sud Italia. A Troia, però, la tradizione ha assunto nel tempo una forma unica, mantenendo intatto il suo carattere austero e profondamente evocativo.
Oggi, la Processione delle Catene continua ad attirare non solo i fedeli locali, ma anche visitatori affascinati dalla sua autenticità. Uno spettacolo religioso, un’esperienza da vivere in punta di piedi, lasciandosi trasportare dalla forza del rito.
Nel suono lento di quelle catene, Troia racconta ancora una volta una storia antica di dolore, fede e umanità.

