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Il Gargano nella Letteratura Europea: quando una terra diventa racconto

Ci sono luoghi che si visitano una volta e poi si dimenticano… poi ci sono terre che continuano a vivere tra le pagine dei libri, attraversano i secoli e ispirano scrittori, poeti e viaggiatori di ogni epoca. Il Gargano è una di queste.

In un articolo precedente, abbiamo raccontato come il Gargano sia stato set cinematografico, scenario di film e produzioni che ne hanno esaltato la bellezza. Oggi intraprendiamo un altro viaggio – potremmo dire un “viaggio nel tempo” – forse ancora più affascinante, quello nella letteratura. Perché il Gargano, prima ancora degli smartphone, delle macchine fotografiche, prima ancora di essere una meta turistica, è stato un luogo narrato e celebrato da alcuni dei più grandi autori della cultura europea, lasciando un segno profondo nell’immaginario di scrittori e lettori provenienti da epoche e Paesi diversi.

Le prime tracce risalgono addirittura al Mondo classico. Già Virgilio, richiama il promontorio garganico nelle sue opere, testimonianza di una terra già conosciuta e riconosciuta nel Mediterraneo antico. Con il Medioevo il Gargano assume una nuova dimensione. Monte Sant’Angelo diventa uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio della cristianità e il suo nome attraversa leggende e racconti religiosi, contribuendo a diffondere in tutta Europa il mito della Grotta di San Michele.

È però tra Rinascimento ed Età Moderna che entra anche nella grande Letteratura Europea. Miguel de Cervantes, autore del Don Chisciotte, richiama il Monte Gargano come uno dei luoghi simbolo della fede cristiana, confermando quanto il santuario micaelico fosse ormai conosciuto ben oltre i confini italiani.

Anche la Letteratura Italiana ha saputo cogliere il fascino di questa terra. Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926, richiama il Gargano e la spiritualità del culto micaelico nelle sue riflessioni dedicate al Mezzogiorno, mentre nel Novecento grandi autori e viaggiatori come Guido Piovene, Norman Douglas, George Gissing e Ferdinand Gregorovius ne descrivono i paesaggi con uno sguardo sospeso tra meraviglia e contemplazione.

Citare tutte le opere che hanno all’interno il Gargano sarebbe quasi impossibile, perché è un racconto che continua da oltre duemila anni. Un racconto scritto da poeti, pellegrini medievali, romanzieri spagnoli, scrittori, viaggiatori da tutta Europa e grandi autori italiani. Ognuno ha lasciato una pagina. Tutti, in fondo, hanno contribuito, con i loro testi, a costruire quell’immagine di terra misteriosa, affascinante, selvaggia e senza tempo che ancora oggi continua a incantare chi la scopre davvero.

Per alcuni il Gargano è una montagna circondata dal mare. Per altri una località estiva, una foresta antica, un luogo di silenzi e di spiritualità. Per altri ancora è l’ultima frontiera di un’Italia autentica, capace di conservare tradizioni, paesaggi selvaggi e storie che altrove il tempo ha trasformato.

Perché il Gargano non è soltanto un luogo da visitare. È una storia da leggere, un viaggio da immaginare e un paesaggio che, da secoli, continua a ispirare la Letteratura Europea.

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