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Silvano Fiorucci racconta Simone Calori: «È un soldato, saprà lavorare sotto traccia»

Silvano Fiorucci conosce bene Foggia e le difficoltà di una piazza che vive il calcio con passione assoluta. L’ex allenatore rossonero guidò il Foggia nella stagione 2005-2006, riuscendo a conquistare una combattuta salvezza al termine di un campionato particolarmente tribolato.

Oggi Fiorucci traccia il profilo di Simone Calori, suo ex calciatore al Città di Castello e nuovo viceallenatore di Gaetano Auteri. Un racconto che parte dalle qualità umane e caratteriali dell’ex difensore e arriva alle responsabilità che dovrà assumersi all’interno dello staff tecnico rossonero.

Mister Fiorucci, che ricordo ha di Simone Calori calciatore e quanto fu importante nella sua esperienza al Città di Castello?

Calori era un calciatore del Città di Castello. Quando arrivai, la squadra era ultima in classifica, ma riuscimmo a ottenere nove vittorie e un pareggio. Al mio arrivo aveva una costola fratturata, ma si curò in pochissimo tempo, anche attraverso alcune infiltrazioni.

Era uno di quei giocatori esperti che, pur avendo alle spalle un passato importante e avendo giocato anche in Serie B, riuscì a calarsi perfettamente in quella realtà. Era un soldato e metteva tutti in riga.

Ho sempre caricato di responsabilità i giocatori più esperti e lui trascinò la squadra in maniera esemplare. Calori calciatore è stato molto importante per me e il nostro rapporto è rimasto lo stesso nel tempo. Successivamente l’ho incontrato da avversario anche come allenatore e ha fatto bene. È una persona che presta molta attenzione alle situazioni caratteriali.

In questi giorni ha parlato con Calori: quali consigli gli ha dato per affrontare una piazza passionale ed esigente come Foggia?

Ci siamo sentiti proprio in questi giorni. Sapevo già tutto perché Calori è stato a Trestina, dove ho ottime conoscenze, e abbiamo parlato a lungo.

Gli ho consigliato di non portare subito con sé la famiglia, in modo da rimanere completamente focalizzato sul lavoro, ospitandola magari sporadicamente a Foggia.

Foggia è una piazza particolare: o ti amano oppure ti odiano. I tifosi sanno tutto, anche del viceallenatore, perché lì il calcio si vive ventiquattro ore al giorno. Chi fa parte del Foggia deve essere pronto a sopportare la pressione in ogni momento, sia allo stadio sia nella vita quotidiana.

Quanto è delicato il ruolo del viceallenatore e quali caratteristiche dovrà avere Calori per affiancare al meglio Gaetano Auteri?

Auteri l’ho incontrato da avversario ed è un allenatore di grande livello, perché ha ottenuto risultati importanti. Non lo conosco profondamente dal punto di vista personale, ma Calori mi ha chiesto un consiglio e gli ho spiegato che il ruolo del secondo è altrettanto importante.

Il vice deve essere un soldato, ma deve anche avere il coraggio di esprimere le proprie idee al primo allenatore, come facevo io quando lavoravo con Rumignani. Allo stesso tempo deve essere capace di farsi benvolere dallo spogliatoio.

Deve fungere da cuscinetto tra la squadra e il mister, portando all’attenzione dell’allenatore soltanto le questioni realmente importanti. Tutto il resto deve essere risolto in camera caritatis con i calciatori, evitando di sollevare inutili polveroni. Un bravo vice deve saper lavorare sotto traccia.

Ha incontrato Calori anche da allenatore: quali difficoltà ha avuto all’inizio e in che modo è riuscito a rimettersi in discussione?

Calori ha sempre giocato come difensore e una delle sue pecche iniziali da allenatore è stata quella di dare alcune cose per scontato, soprattutto per quanto riguardava la fase difensiva.

Osservava tutto con l’occhio del difensore navigato e trascurava il fatto che molti dei suoi calciatori non avessero esperienze tra i professionisti e non conoscessero determinati principi.

Anche per questo motivo, durante il primo anno, fu esonerato dal Trestina. Quell’esonero, però, è stato probabilmente la sua fortuna, perché durante la pausa ha avuto la possibilità di riconsiderare alcune cose e rimettersi in discussione.

È ripartito con una metodologia diversa, che lo ha aiutato a ottenere risultati migliori quando è stato richiamato sulla panchina del Trestina.

Come giudica il nuovo corso societario del Foggia, gli errori commessi nella scorsa stagione e il rinnovato entusiasmo intorno alla squadra?

Ero a Foggia per la presentazione del mio libro e mi sembrava assurdo che il club utilizzasse lo stadio Zaccheria in affitto. Tanto di cappello, quindi, a Casillo e De Vitto per aver rilevato la società.

Nel corso della stagione, però, sono stati commessi diversi errori, soprattutto attraverso l’avvicendamento di numerosi allenatori e alcune scelte avventate. Barilari non ha avuto abbastanza tempo, Cangelosi è stato messo troppo presto in discussione e Pazienza è arrivato mostrando un apparente scarso entusiasmo.

Questo insieme di situazioni ha contribuito a far precipitare il Foggia in Serie D. Adesso, però, in città c’è un rinnovato entusiasmo che non potrà che favorire la rinascita del calcio rossonero.

A questo si aggiungono i ritorni di Pavone e Francavilla, che potranno rappresentare due figure molto importanti. La vera salvezza del Foggia, tuttavia, è stata la riammissione in Serie C, perché in Serie D si spendono tantissimi soldi e spesso si rischia di rimanere con un pugno di mosche in mano.

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