Andrea Pirlo non sarà il nuovo Commissario Tecnico della Nazionale italiana.
L’annuncio é stato dato dallo stesso Pirlo, tramite i suoi profili social e nelle ultimissime ore sembra si siano aggiunte anche le dimissioni di Maldini e Leonardo, che lo avevano proposto nel ruolo di CT.
La FIGC non ha, ad ora, rilasciato comunicati ufficiali sul caso Pirlo. Nessun tipo di nota o comunicato è stato diffuso dai canali federali, sia quando la candidatura stava prendendo quota, sia dopo la retromarcia dell’allenatore.
La candidatura di Pirlo a CT della nazionale di calcio è sfumata a seguito delle forti polemiche mediatiche e politiche scatenate dal suo contratto di sponsorizzazione con Fonbet di cui Pirlo era diventato nel 2025 global brand ambassador durante la sua esperienza alla guida dello United FC negli Emirati Arabi Uniti. Gli attacchi sul web si sono incentrate su due aspetti: quello etico (Fonbet opera nel campo delle scommesse e del gioco d’azzardo) e – soprattutto – perché é una agenzia russa.
Cosa é Fonbet
Fonbet è la più grande agenzia di scommesse sportive (bookmaker) della Russia e dell’area eurasiatica.
Fonbet gestisce una vasta piattaforma per scommesse online (sport, casinò virtuale, poker) e una rete di centinaia di agenzie e ricevitorie fisiche in Russia ed è uno dei principali sponsor privati del calcio in Russia. È title sponsor della Coppa di Russia (FONBET Russian Cup) ed è partner della Federcalcio russa e della KHL (la lega di hockey su ghiaccio).
Fonbet non possiede una licenza per operare in Italia. Per questo motivo, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha inserito i suoi domini web nella black list dei siti illegali sul territorio nazionale, disponendone il blocco.
Il confine tra contratti commerciali e opportunità d’immagine nello sport è spesso sottile.
Negli anni diverse partnership sono finite al centro di violente polemiche etiche, portando a boicottaggi, rescissioni o interventi normativi.
I casi si dividono principalmente in quattro macro-categorie:
1. “Sportwashing” e Geopolitica
Si parla di sportwashing quando regimi o aziende legate a Stati con problemi sul fronte dei diritti umani o protagonisti di aggressioni geopolitiche usano lo sport per ripulire la propria immagine. É questo il caso che ha riguardato Gazprom.
Per anni il colosso statale russo del gas è stato tra i main sponsor della Champions League e dello Schalke 04 in Germania. Nel febbraio 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina, sia la UEFA che il club tedesco hanno rescisso con effetto immediato i contratti da decine di milioni di euro per ragioni etiche e di pressione pubblica.
Altro caso é quello Aramco e Formula 1/Golf (LIV).
La compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita è diventata sponsor globale della F1 e azionista di maggioranza del circuito LIV Golf. Attivisti e ONG (come Amnesty International) denunciano da tempo come questi accordi servano a distogliere l’attenzione dalle violazioni dei diritti umani nel Paese.
2. Tabacco e “Branding Incognito”
Il settore del tabacco è stato lo sponsor storico dello sport (specialmente nel motorsport), finché le legislazioni di tutto il mondo non hanno vietato la pubblicità diretta.
Emblematico il caso Mission Winnow (Philip Morris) con la Ferrari.
Per aggirare i divieti mondiali sulla pubblicità delle sigarette, Philip Morris International creò nel 2018 la piattaforma “Mission Winnow“, posizionando loghi e grafiche visivamente riconducibili allo storico pacchetto Marlboro sulle monoposto della Ferrari. La mossa fu accusata di “pubblicità subliminale” e sollevò dubbi etici prima di essere ritirata nei Paesi con le norme più stringenti.
Caso analogo ha riguardato anche la McLaren con “Velo” e “Vuse”, due marchi commerciali di prodotti senza combustione appartenenti allo stesso colosso del tabacco: la British American Tobacco (BAT).
Nonostante la legge italiana vieti dagli anni ’90 la pubblicità dei prodotti da fumo, per anni durante il GP di Monza le scuderie hanno fatto ricorso al cosiddetto “barcode” (codice a barre) sulle livree — in particolare la Ferrari con Marlboro o la McLaren con West — per richiamare in modo subliminale i pacchetti di sigarette, spingendo le associazioni dei consumatori a ricorsi e denunce prima della messa al bando totale.
3. Criptovalute, Crypto-Exchange
Tra il 2021 e il 2022, le piattaforme di criptovalute hanno inondato lo sport mondiale, soprattutto americano, di denaro.
Molti di questi marchi si sono rivelati insolventi o fraudolenti. L’exchange di criptovalute FTX aveva firmato contratti di sponsorizzazione milionari: i diritti di denominazione dell’arena dei Miami Heat (NBA), patch sulle divise degli arbitri di baseball (MLB), e contratti individuali con atleti del calibro di Tom Brady e Steph Curry. Quando FTX è fallita nel late 2022 svelando una frode miliardaria, le leghe e gli atleti sponsorizzati sono finiti sotto tiro per aver promosso una piattaforma finanziaria ad alto rischio e priva di garanzie per i risparmiatori.
Più volte club della Premier League (come il Manchester City o il West Ham) hanno dovuto cancellare contratti con piattaforme asiatiche di crypto/betting (es. “32Red”, “1xBet” o “Inspot”) dopo che inchieste giornalistiche avevano rivelato che le aziende partner non avevano sedi reali, dipendenti verificabili o licenze operative.
4. Gioco d’Azzardo (Betting) e Salute Pubblica
Nel 2023, la Premier League inglese ha approvato a maggioranza un accordo volontario per bandire gli sponsor di betting dalla parte frontale delle maglie a partire dalla stagione 2026/2027. La decisione è arrivata in risposta all’aumento dei casi di ludopatia (anche tra gli stessi calciatori) e alla pressione dell’opinione pubblica che contestava la normalizzazione del gioco d’azzardo tra i tifosi più giovani.
In Italia il Decreto Dignità (2018) ha vietato le sponsorizzazioni di scommesse sulle maglie da gioco. Per non perdere le decine di milioni che arrivano dai bookmaker, molti club e aziende hanno aggirato il divieto creando portali paralleli di news sportive (i cosiddetti “siti di infotainment” o “score”).
Marchi come StarCasinò Sport, Lottomatica.news, PlanetPay365 o Betsson Sport sono comparsi sulle maglie, sui led a bordo campo e nei social delle principali squadre di Serie A.
In Italia (Serie A) ci sono 3 squadre che hanno main sponsor legate al betting:
Betsson Sport – Inter
Eurobet.live – Roma
Polymarket – Lazio
Proprio il caso Polymarket è al centro di pesanti critiche.
Dopo aver giocato gran parte del campionato senza sponsor di maglia, la Lazio del presidente Claudio Lotito ha siglato un accordo milionario (circa 22 milioni di dollari fino al 2029) con Polymarket.
Polymarket é una piattaforma globale basata su blockchain e criptovalute che funziona come un mercato di “predizione” in cui le persone scommettono denaro non solo sugli eventi sportivi, ma anche su eventi politici o notizie di attualità internazionale. La piattaforma non ha una concessione ADM per operare in Italia e tecnicamente non è accessibile sul territorio nazionale se non tramite sistemi che aggirano i blocchi.
Prima di Polymarket, la Lazio aveva legato il proprio nome a Binance, la più grande piattaforma al mondo di scambio di criptovalute (con tanto di lancio del cosiddetto Fan Token della Lazio).
Un lungo e assolutamente parziale excursus sul legame tra sponsorizzazioni eticamente scorrette e mondo dello sport per evidenziare come la vicenda Pirlo non sia una eccezione ma una consuetudine a cui gli organi preposti al controllo (UEFA, club, lega etc. – ne cito alcuni relativi al mondo del calcio) non solo hanno scelto di non intervenire ma hanno favorito gli escamotage utilizzati per aggirare le regole.
A pesare maggiormente nella vicenda Pirlo sembra essere il fatto che Fonbet sia Russa piuttosto che essere una agenzia di scommesse non solo sportive. Se l’accordo di sponsorizzazione fosse stato sottoscritto con qualche piattaforma asiatica o americana forse nessuno avrebbe avuto da ridire e si sarebbero trovati mille escamotage per aggirare gli ostacoli normativi. In questo caso le remore sembrano essere di natura Geopolitica piuttosto che etica e questo può fare pensare che il NO a Pirlo possa essere arrivato dall’alto. Dopo il caso della Biennale (con le critiche per l’apertura del padiglione russo e il taglio dei fondi europei) ora il caso Pirlo.
Pirlo é stato scaricato immediatamente; nessuno é intervenuto a suo sostegno; la sensazione é che la sua candidatura non fosse poi cosi gradita (club, federazione?).
Siamo solo all’inizio di una lunga telenovela dal finale per niente scontato ma che servirà unicamente a indebolire l’immagine della Nazionale di calcio e ad avvelenare ulteriormente il clima di Casa Italia.

