Ci sono partite che finiscono con l’ultimo punto e altre che restano sospese nell’aria anche quando il campo è ormai vuoto. Quella tra Ben Shelton e Carlos Alcaraz appartiene decisamente alla seconda categoria.
A New York sono circa le tre e mezza di notte quando l’americano completa l’impresa: 6-7, 6-1, 6-3, 1-6, 7-6, dopo 4 ore e 28 minuti di tennis vissuto sul filo dei nervi.
Shelton batte Alcaraz per la prima volta in carriera e conquista la semifinale degli US Open. Ma soprattutto manda un messaggio al tennis mondiale: forse, accanto ai grandi protagonisti degli ultimi anni, sta definitivamente crescendo un altro giocatore capace di prendersi il palcoscenico.
Una partita che cambia volto continuamente
Il primo set sembra indirizzare il match verso un copione già conosciuto. Shelton spinge, il pubblico lo trascina, ma nei momenti decisivi Alcaraz trova sempre qualcosa in più. Si arriva al tie-break e lo spagnolo piazza l’accelerazione decisiva.
Poi cambia tutto.
Shelton alza improvvisamente il livello e Alcaraz attraversa un autentico black-out. L’americano infila nove game consecutivi, domina il secondo set e prende il controllo anche del terzo. L’Arthur Ashe Stadium diventa una bolgia.
Sembra il momento della resa.
Ma con Alcaraz pensarlo è quasi sempre un errore.
Alcaraz risorge, Shelton non trema
Nel quarto set lo spagnolo cambia nuovamente volto. Ritrova velocità, aggressività e soprattutto quella capacità quasi feroce di rientrare nelle partite quando sembrano scivolargli dalle mani.
Il 6-1 con cui porta la sfida al quinto set riapre completamente i giochi.
È notte fonda a New York, ma nessuno vuole andare via.
Il quinto diventa una battaglia di nervi: occasioni, recuperi impossibili, punti pesantissimi. Nessuno riesce a staccare definitivamente l’altro e il destino della partita finisce nelle mani del super tie-break.
Ed è proprio lì che Shelton compie forse il salto più importante.
Non trema.
Questa volta è lui a giocare i punti decisivi con maggiore lucidità, chiudendo 10-7 e lasciandosi travolgere dall’urlo di New York.
Una notte che può cambiare una carriera
Alcaraz esce sconfitto, ma dopo aver combattuto fino all’ultimo punto nonostante il lungo periodo di inattività.
Shelton, invece, esce dal campo con qualcosa di molto più importante di una semplice qualificazione.
Perché talento e potenza non gli sono mai mancati. Il vero interrogativo riguardava la capacità di restare dentro le grandi partite quando la pressione diventava enorme.
Questa notte la risposta è arrivata.
Ben Shelton è rimasto lì. Ha sofferto, ha visto Alcaraz rinascere e, quando tutto si è deciso in pochi punti, non ha abbassato lo sguardo.
Adesso in semifinale troverà Frances Tiafoe, protagonista a sua volta di una rimonta incredibile contro Alex Michelsen dopo 4 ore e 38 minuti.
New York avrà dunque un americano in finale.
Ma dopo una notte così, la domanda è inevitabile: il tennis mondiale ha trovato definitivamente un altro uomo capace di sedersi al tavolo dei grandissimi?

