Mondiale di calcio 2026 i più inquinanti di sempre. Stadi con l’aria condizionata ma a quale prezzo?

Il Mondiale di calcio 2026 é in pieno svolgimento e abbiamo avuto modo di ammirare l’imponenza di alcuni degli stadi americani, dove i normalmente giocano i giganti della NFL, e prestati per l’occasione al calcio globale.

Strutture bellissime, prato verde e perfetto (quasi sempre), campioni in campo.

Oltre a quella che si gioca sul terreno di gioco c’é un’altra sfida da vincere: mantenere la temperatura attorno ai 20°C.

Una sfida che solleva una domanda inevitabile: qual è il vero prezzo economico e ambientale di una partita con l’aria condizionata?

Consumi da record: una partita vale un mese di luce per mille famiglie.
Se uno stadio tradizionale senza climatizzazione consuma mediamente tra i 10.000 e i 30.000 kWh per singolo match (tra maxischermi HD, illuminazione e altri servizi) le strutture dotate di aria condizionata industriale fanno registrare picchi vertiginosi.
Negli Stati Uniti i consumi estivi sono volati oltre i limiti.
Ecco alcuni dati diffusi dagli analisti energetici:
l’AT&T Stadium di Dallas detiene il primato con quasi 100.000 kWh consumati in sole due ore di gioco per contrastare le temperature esterne superiori ai 30°C, seguito a ruota dall’NRG Stadium di Houston (circa 97.000 kWh).

Inoltre sempre a Dallas a poche centinaia di metri dallo AT&T Stadium – capienza 100.000 posti usato per questi mondiali e per i Dallas Cowboys, ma anche per eventi (circa 30 l’anno) e concerti – troviamo il Globe Life Field casa dei Texas Rangers (MLB) – 40.000 posti con tetto retrattile e aria condizionata. I due stadi hanno ospitato eventi in contemporanea anche durante i Mondiali 2026

Negli Stati Uniti lo sport professionistico è prima di tutto un’industria miliardaria. La priorità è garantire il massimo comfort agli spettatori, tutelare il valore dello spettacolo televisivo e non fermare mai il business, anche quando questo comporta consumi energetici enormi. In altre parole, il ritorno economico viene spesso anteposto all’impatto ambientale.

É giusto chiederci: siamo disposti a pagare questo prezzo per uno spettacolo sportivo che, prima di tutto, è un grande business?

Per essere più concreti facciamo alcuni esempi

Durante i novanta minuti di gioco, la richiesta energetica complessiva necessita di una potenza costante che oscilla tra i 2 e i 4 Megawatt: l’equivalente di energia elettrica necessaria a un paese di circa 7.000 – 8.000 abitanti (pari a circa 2.500–3.000 famiglie medie) o al consumo elettrico mensile di circa 780/1.035 famiglie americane.

Per ripulire l’immagine dei tornei, la FIFA e i club proprietari degli stadi stanno correndo ai ripari rimodernando gli impiantì secondo i requisiti di bioedilizia. Molti degli stadi climatizzati di ultima generazione vantano oggi le certificazioni internazionali LEED Gold o Platinum. Con questi “accorgimenti” tecnologici si riescono ad abbattere le emissioni operative di circa il 30% rispetto al passato.

Sul tetto del Mercedes-Benz Stadium di Atlanta -sede di ben 8 partite del Mondiale FIFA e “casa” degli Atlanta Falcons (NFL) e dell’Atlanta United FC (MLS), famoso per il tetto retrattile a forma di obiettivo fotografico e l’enorme schermo video a 360 gradi – sono stati installati circa 4.000 pannelli solari.

Il Mercedes-Benz Stadium in Atlanta, Georgia. Credit: Mercedes-Benz Stadium

Il raffrescamento di queste arene giganti rappresenta una delle sfide di sostenibilità più discusse.

Illuminazione a basso impatto, pannelli solari sono accorgimenti importanti ma non sufficienti.

Già in Qatar avevamo visto stadi climatizzati.
Per l’edizione del 2022, il paese del Golfo ha investito oltre 200 miliardi di euro nelle infrastrutture generali, spendendo tra i 250 e i 300 milioni di euro per ciascuno dei 7 avveniristici stadi climatizzati.
Dal punto di vista delle emissioni di gas serra, il condizionamento dell’aria apre un dibattito acceso sulla sostenibilità dei grandi eventi.
Inoltre gli esperti evidenziano un paradosso ecologico ancora più grande. Il Mondiale 2026, pur sfruttando stadi esistenti ed efficienti con certificazioni ecologiche (riducendo le emissioni di costruzione del 70% rispetto al Qatar), annulla ogni beneficio verde a causa delle distanze continentali che richiedono continui voli aerei. L’edizione 2026 rischia di polverizzare ogni record negativo in termini di emissione di CO₂ arrivando a 9 milioni di tonnellate complessive – l’edizione in Qatar si era fermata a oltre 893.000 tonnellate di CO₂ considerando la costruzione ex novo degli stadi.
A contribuire significativamente alle emissioni di CO₂ – ancora più dell’aria condizionata – ci sono i voli aerei di squadre e tifosi in movimento tra tre macro-nazioni – USA, Canada e Messico. La distribuzione su zone tra loro lontane di maxi eventi sportivi è un’altra tendenza di questi anni: l’obiettivo é coinvolgere più Paesi e suddividere i costi organizzativi ma ha un notevole impatto ambientale.

L’aria condizionata negli stadi diventerà sicuramente uno standard sempre più diffuso anche in Europa per garantire la sicurezza di atleti e spettatori in un pianeta sempre più caldo, ma occorre valutare le ricadute che si hanno per l’ambiente in termini di emissioni di CO₂ .

Di questo occorre essere consapevoli!

Foto in copertina: Mercedes Benz Stadium | Photo by Bama in ATL via Wikimedia Commons

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