Gli 80 anni della Repubblica: il voto del Sud e della Capitanata.

Oggi 2 giugno, si celebrano gli 80 anni della Repubblica Italiana.

Il 2 e 3 giugno 1946 gli italiani furono chiamati alle urne per decidere se continuare con la monarchia o diventare una Repubblica.

Per la prima volta anche le donne ebbero diritto al voto. Il decreto del 10 marzo 1946 permise alle donne con almeno 25 anni di età di poter eleggere ed essere elette alle prime elezioni amministrative postbelliche. Una conquista che segnò l’affermazione di un nuovo protagonismo femminile nella società e nella politica italiana.

I risultati

I risultati furono proclamati dalla Corte di Cassazione il 10 giugno 1946: 12.718.641 cittadini scelsero la repubblica (54,27%), 10.718.502 cittadini la monarchia (45,73%).

Si registrò una spaccatura tra Nord e Sud: il Nord votò la Repubblica (66,2%), il Sud la monarchia (64,8%).

Il voto del Sud

Nelle circoscrizioni meridionali e insulari (come nei collegi di Napoli, Bari, Roma, Palermo, Catanzaro e L’Aquila), la Monarchia ottenne una solida maggioranza. Nella provincia di Lecce il voto monarchico raggiunse l’85%.

Sebbene la narrazione storica e politica dell’epoca tenda a polarizzare la divisione geografica, il Sud ha mostrato profonde differenze interne: su circa 1.900 comuni analizzati nel Meridione, 413 scelsero la Repubblica.

La Repubblica trionfò in centri e città significative del Sud Italia. Ottenne la maggioranza ad Andria (54%), Cerignola (61,6%), San Severo (53,7%), e Torre Annunziata (56,3%).

La Calabria da sola contava ben 130 comuni a maggioranza repubblicana, la Sicilia 99 e la Sardegna 82.

Il voto e gli eletti in Capitanata.

In Capitanata l’affluenza fu altissima, con una partecipazione del 91% degli aventi diritto.

I risultati del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 nell’intera provincia di Foggia videro la Monarchia prevalere con il 54,57% dei voti contro il 45,43% della Repubblica, in linea con il resto della Puglia.

La provincia di Foggia nel suo complesso scelse la Monarchia, con picchi in alcuni comuni come Volturara Appula, dove i voti a favore del Re superarono il 97%.

La scelta repubblicana riuscì comunque a imporsi in 22 comuni, ottenendo la maggioranza soprattutto nei grandi centri bracciantili e nell’Alto Tavoliere. La Capitanata si rivelò la provincia più repubblicana del Meridione d’Italia (46%). Inoltre il partito comunista e quello socialista ottennero insieme il 40,3% dei suffragi e superarono la Dc, primo partito con il 33.9%.

Per la Repubblica si espressero i cittadini di Orsara di Puglia (76%), Cerignola, San Severo, Manfredonia, San Marco in Lamis; per la monarchia spicca il 97% di Volturara Appula, e il 93% di Margherita di Savoia.

Anche nella città di Foggia i voti monarchici (54,57%) superarono quelli repubblicani (45,57%)

Risultarono eletti in Capitanata i democristiani Raffaele Petrilli, Gerardo De Caro, Raffaele Recca, i comunisti Giuseppe Di Vittorio, Luigi Allegato, Giuseppe Imperiale, i socialisti Raffaele Fioritto e Carlo Ruggiero, cui si aggiunse il “qualunquista” Leonardo Miccolis.

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