Un viaggio nell’Italia meno conosciuta
C’è un’Italia lontana dai grandi circuiti turistici, fatta di paesaggi, edifici storici, luoghi di culto e testimonianze spesso poco conosciute, ma profondamente radicate nella memoria delle comunità. È quella che emerge dalla classifica provvisoria della XIII edizione de “I Luoghi del Cuore”, il censimento promosso dal FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano insieme a Intesa Sanpaolo, che invita cittadini e territori a segnalare e sostenere i beni ritenuti più preziosi.
La storia de “I Luoghi del Cuore”
“I Luoghi del Cuore” è un’iniziativa a cadenza biennale nata nel 2003 da un’idea del FAI con il patrocinio del Ministero della Cultura e con il supporto della banca Intesa Sanpaolo a partire dal 2004. La Rai è entrata solo successivamente nel progetto in qualità di Main Media Partner del FAI, contribuendo negli anni alla sua diffusione ed alla sensibilizzazione del pubblico sulla tutela del patrimonio italiano.
L’obiettivo è dare voce alla percezione che i cittadini hanno del patrimonio italiano: attraverso una prima fase, che prevede un censimento, difatti, un luogo poco conosciuto, abbandonato o bisognoso di tutela può uscire dall’ombra, attirare l’attenzione delle istituzioni e, se persegue determinati risultati, accedere anche a concrete opportunità di recupero.
Non a caso, i luoghi che raggiungono almeno 3.000 segnalazioni possono accedere, dopo la conclusione del censimento, alla seconda fase, che prevede l’indizione di un bando, attraverso il quale è possibile candidare progetti e richiedere un sostegno economico, mentre per i primi tre classificati a livello nazionale sono previsti contributi rispettivamente di 70mila, 60mila e 50mila euro, subordinati sempre alla presentazione di un progetto di restauro o valorizzazione.
La XIII edizione de “I Luoghi del Cuore” è partita nel maggio 2026; il censimento rimane aperto fino al 15 dicembre 2026. La classifica stilata, però, è ancora provvisoria: l’ultimo aggiornamento ufficiale del FAI risale, infatti, al 23 luglio 2026, quando le Lame di Puglia risultavano al primo posto sia nella graduatoria nazionale sia in quella regionale.
Il prossimo aggiornamento è fissato per il 14 settembre e terrà conto dei voti online e cartacei raccolti fino al 31 agosto; è possibile, infatti, votare i propri luoghi del cuore attraverso il sito ufficiale dell’iniziativa oppure utilizzando i moduli cartacei messi a disposizione dai comitati e dalle realtà che partecipano alla raccolta. La campagna proseguirà fino al 15 dicembre 2026: soltanto allora sarà possibile conoscere il risultato definitivo del XIII censimento, che verrà pubblicato nel 2027.
Sette luoghi pugliesi nella parte alta della classifica
In Puglia sono sette i siti che si distinguono nella graduatoria provvisoria: le Lame di Puglia, la Badia di San Lorenzo a Casamassima, la Chiesa di Santa Maria la Greca a Putignano, la Chiesa di Santa Chiara a Manfredonia, le Gallerie Ipogee di Adelfia, Castelnuovo della Daunia e il Campanile del Rosario di Torremaggiore.
Una selezione che attraversa territori e paesaggi differenti, dalla fascia costiera e dall’altopiano delle Murge fino ai Monti Dauni, mettendo insieme natura, arte, fede, architettura e memoria collettiva.
A occupare, in questa fase, il primo posto sia nella graduatoria nazionale sia in quella regionale pugliese sono le Lame di Puglia.
Lame di Puglia, il paesaggio modellato dall’acqua
Le Lame di Puglia costituiscono uno degli elementi più caratteristici del paesaggio carsico della Puglia centrale. Dislocate in parte nella provincia di Bari e in parte in quella di Taranto, si tratta di profonde incisioni naturali, alcune delle quali si sviluppano per oltre 40 chilometri, collegando l’altopiano delle Murge al Mar Adriatico.
La loro origine è legata all’azione millenaria dell’acqua: durante le stagioni più piovose, infatti, le lame svolgono una funzione naturale di raccolta e deflusso delle acque, mentre, nei periodi asciutti, diventano corridoi verdi nei quali trovano spazio numerose specie vegetali e animali.
Tra le più famose ricordiamo: Lama San Giorgio, la più lunga del sud-est barese; Lama Lamasinata, celebre per il santuario di Santa Maria della Grotta; Lama di Lenne e Lama di Vite in territorio tarantino rinomate per la ricchezza della loro biodiversità.
Lungo questi solchi sono disseminate numerose testimonianze della presenza umana: chiese rupestri, masserie, frantoi, insediamenti antichi e altri manufatti che documentano il rapporto sviluppatosi nei secoli tra le comunità e l’ambiente circostante.
Un patrimonio che oggi deve fare i conti con fenomeni di abbandono, trasformazioni agricole e progressiva cementificazione, fattori che rischiano di compromettere sia l’equilibrio degli ecosistemi sia la funzione naturale di drenaggio delle lame.
La candidatura è promossa dal comitato “Lame Noi”, nato dall’Associazione Lame Nove e supportato dai volontari FAI di Bari, con l’intento di favorire una maggiore conoscenza di questo patrimonio diffuso, promuoverne il recupero e incentivarne la fruizione. Tra gli obiettivi figura anche la nascita del “Parco naturale delle Lame” come struttura ecologica di connessione tra il territorio aperto metropolitano e il mare, a favore di una mobilità decisamente ecosostenibile.
Casamassima, la memoria della Badia di San Lorenzo
Nel territorio rurale di Casamassima, affacciata sulla Lama San Giorgio, si trova la Badia di San Lorenzo, ciò che rimane di un antico complesso monastico la cui presenza è documentata già prima del 984.
L’edificio, di dimensioni contenute e dall’aspetto sobrio, è famoso soprattutto per i dipinti murali delle pareti e dell’abside, realizzati in epoche differenti, tra i quali spiccano una Madonna con Bambino e alcune scene dedicate a San Lorenzo.
Per lungo tempo la badia fu meta di pellegrinaggi e rappresentò un importante punto di riferimento per la devozione locale, nonostante l’esondazione della lama che nel 1963 provocò ingenti danni alla struttura.
Oggi il sito è seguito dall’Archeoclub di Casamassima, promotore della candidatura al censimento, che punta a garantirne la manutenzione e a riportare l’attenzione su un luogo dalla lunga storia religiosa e culturale.
Putignano, la storia della Chiesa di Santa Maria la Greca
A Putignano, la Chiesa di Santa Maria la Greca rappresenta da secoli uno dei principali punti di riferimento della vita religiosa cittadina, anche per la presenza, al suo interno, del reliquiario di Santo Stefano e dell’icona della Madonna Odigitria, trasferiti da Monopoli nel 1394 al fine di proteggerli dalle incursioni saracene; evento, questo, che costituisce, inoltre, l’atto di nascita del Carnevale di Putignano, tra i più antichi d’Europa.
Tuttavia, le prime testimonianze relative alla chiesa risalgono al 1365: l’edificio originario sorgeva al di fuori delle mura cittadine e fu inizialmente legato ai Cavalieri di Malta, per passare, nel corso del Cinquecento, sotto l’influenza della famiglia Carafa.
Un’importante trasformazione arrivò nel 1771, quando l’antica struttura a tre navate venne profondamente rinnovata con un nuovo spazio a croce greca sormontato da una cupola, altari policromi all’interno ed una facciata più imponente, tuttora visibile.
A sostenere la candidatura è il comitato “I Cuori di Santa Maria la Greca”, promosso dalla Delegazione FAI dei Trulli e delle Grotte insieme ad associazioni, istituzioni e cittadini. L’obiettivo è richiamare l’attenzione sulle esigenze di manutenzione e restauro e favorire una maggiore valorizzazione del complesso.
Manfredonia, il patrimonio barocco di Santa Chiara
Scendendo nel territorio del Foggiano, tra i luoghi maggiormente votati figura la Chiesa di Santa Chiara di Manfredonia, edificio dalla forte impronta religiosa e artistica, la cui costruzione, voluta dalla nobildonna Isabella De Florio, risale al 1592.
La chiesa, ad una sola navata coperta da una volta a botte lunettata, custodisce un patrimonio artistico particolarmente significativo, nel quale convivono devozione francescana e cultura barocca: un esempio ne è l’altare maggiore in legno dorato, una vera e propria scenografia seicentesca caratterizzata dalla complessità degli intagli e dalla ricchezza ornamentale.
La candidatura è stata presentata dall’Amministrazione comunale di Manfredonia, che ha aderito al FAI come Comune Sostenitore, e dai volontari FAI locali, al fine di favorire nuovi interventi di manutenzione e restauro, migliorare le possibilità di visita e rafforzare nella comunità la consapevolezza del valore storico e artistico della chiesa.
Adelfia, un viaggio nel sottosuolo
Un patrimonio completamente diverso, rimasto nascosto per molto tempo e riportato parzialmente alla luce solo negli ultimi anni, si trova sotto le strade di Adelfia, in territorio barese, dove il rione Canneto custodisce le Gallerie Ipogee, una rete di cunicoli e ambienti ricavati direttamente nella roccia.
La porzione oggi esplorata, che si estende per circa un centinaio di metri in lunghezza e raggiunge i sei metri di profondità, comprende due gallerie disposte ortogonalmente, alle quali si accede tramite un portale in pietra di gusto catalano-durazzesco, databile tra il XV e il XVI secolo.
Le pareti e gli ambienti sotterranei conservano diverse tracce delle frequentazioni avvenute nel corso dei secoli: dai solchi lasciati dal passaggio dei carri alle nicchie utilizzate per le lucerne, fino alle modifiche apportate durante la Seconda guerra mondiale, quando gli spazi vennero impiegati come rifugio antiaereo.
La candidatura è sostenuta dall’associazione “Adelfia Sotterranea – Storia e dintorni” e dal Gruppo FAI del Sud-Est Barese, con l’intento di proseguire le attività di studio e recupero e arrivare alla realizzazione di un vero percorso di visita nel sottosuolo della città.
Castelnuovo della Daunia, un borgo tra culture e memoria
Tra i luoghi segnalati figura anche Castelnuovo della Daunia, borgo dei Monti Dauni caratterizzato da una conformazione urbana differente rispetto a molti altri centri della zona, più ariosa, con strade ampie, piazze e grandi slarghi che interrompono la successione delle vie ripide del centro storico e seguono l’andamento della collina.
Le origini del borgo sono legate all’incontro tra comunità italo-greche e popolazioni slave provenienti dalla Dalmazia. Particolarmente importanti sono i resti del castello di Dragonara, antica fortificazione di origine bizantina, e l’epigrafe dei de’ Parisio, conservata all’interno del Palazzo municipale: si tratta di un’iscrizione del XIII secolo, redatta in francese medievale, che ricorda la costruzione dell’originario castello da parte della potente famiglia baronale e cita Guglielmo de Parisio, figura di rilievo nella storia della Capitanata, fedele agli Svevi e protagonista delle rivolte antiangioine.
La candidatura, promossa dalla Pro Loco “G.B. Trotta”, intende valorizzare il borgo e contribuire al recupero dell’epigrafe, oggi conservata soltanto in parte e interessata da condizioni di degrado.
Torremaggiore, il Campanile del Rosario da recuperare
A chiudere la lista dei luoghi pugliesi ai vertici della graduatoria provvisoria è il Campanile del Rosario di Torremaggiore, elemento riconoscibile del centro storico insieme al Castello Ducale, al quartiere del Codacchio e alla Chiesa Matrice di San Nicola.
La torre campanaria appartiene alla settecentesca Chiesa di Sant’Anna, costruita nel 1701 da Paolo de Sangro come luogo destinato alla sepoltura della famiglia; nel 1756 il nipote Raimondo de Sangro donò l’edificio all’Arciconfraternita del Rosario, che ancora oggi ne custodisce il complesso.
Il campanile si articola su più livelli e comprende la cella campanaria, aperta sui quattro lati e dotata di tre campane, ed una parte superiore coronata dalla cupola; la sommità, completata nel 1863, venne poi ricostruita nel 1898 in quanto ritenuta pericolante.
Oggi, il percorso di accesso alla cupola è fruibile soltanto in parte, non vi sono condizioni di sicurezza sufficienti e sulle superfici esterne sono evidenti cadute di intonaco, perdita delle cromie e fenomeni di degrado.
La candidatura, promossa dal comitato “Il Campanile del Rosario” con il sostegno dell’Arciconfraternita del Rosario di Torremaggiore, punta proprio a rendere nuovamente visitabile la torre in condizioni di sicurezza e a favorirne il restauro.
Una rete di comunità per proteggere il patrimonio
La forza del censimento risiede anche nella partecipazione dal basso: sono già circa un centinaio le realtà impegnate nella raccolta delle preferenze, tra comitati nati appositamente per l’iniziativa, associazioni, piccoli Comuni, parrocchie e scuole.
Dietro ogni candidatura non c’è quindi soltanto un bene da salvaguardare, ma un’intera comunità che sceglie di raccontarlo, pubblicizzarlo ed impegnarsi per tutelarlo.

