I nodi irrisolti della (super)strada del Gargano. Visioni opposte tra MIT e associazioni a difesa del territorio.

Si é svolto lo scorso 16 maggio a Vieste, un incontro promosso dal Comitato Pro Superstrada, per analizzare lo stato dei lavori relativi al completamento della Superstrada del Gargano.

In un messaggio inviato alla assemblea da Tullio Ferrante, Sottosegretario di Stato al Mit con delega al coordinamento funzionale delle opere commissariate, l’opera é stata indicata come “un’infrastruttura strategica sul piano della sicurezza e dell’accessibilità, ma anche dello sviluppo turistico e della competitività”.

Il Sottosegretario ha sottolineato come “procede la fase progettuale della Parte B relativa al primo e al secondo itinerario del collegamento tra la SS693 e la SS89, da Vico del Gargano a Mattinata passando per Peschici e Vieste, e ne traguardiamo la conclusione per poi passare alla successiva consegna dei lavori del tratto da Vico del Gargano a Peschici, già finanziati per 395 milioni. Nel mentre, il prossimo 28 maggio è prevista la sottoscrizione del contratto riguardante il primo stralcio della Parte A dello stesso intervento commissariale, relativo al collegamento tra Manfredonia e l’area dell’aeroporto militare di Amendola, a valle della quale si potrà procedere con la consegna dei lavori che stimiamo possa avvenire entro la metà di giugno. Si tratta di un risultato raggiunto dopo un iter complesso che – ha aggiunto il Sottosegretario – si lascia alle spalle criticità importanti, superate grazie al lavoro della struttura commissariale, di Anas e del Mit. L’impegno, sia per la Parte A, così come per l’ambiziosa progettazione e realizzazione della Parte B, al passo con i rispettivi avanzamenti progettuali, resta quindi quello di sostenere il prosieguo della realizzazione di un’opera in cui crediamo. Ridurre i tempi di percorrenza e migliorare i collegamenti significa aumentare l’attrattività del territorio, ma anche diminuire rischi e criticità per i cittadini e garantire tempi più rapidi di accesso alle cure e ai servizi ospedalieri. La mia attenzione, così come quella del Mit, è e resterà massima sul tema: il Gargano – ha concluso Ferrante – merita infrastrutture all’altezza delle sue potenzialità”

Totalmente opposta la valutazione delle associazioni ambientaliste che hanno evidenziato le forti criticità tecniche, procedurali e politiche del progetto della strada del Gargano.

Le associazioni ambientaliste, che hanno partecipato a tutte le fasi del procedimento presentando osservazioni ufficiali, sostengono di aver denunciato da tempo questi problemi, purtroppo ancora ignorati dalla politica. Anche ANAS avrebbe espresso dubbi sulla realizzazione dell’opera a causa delle difficoltà tecniche, dei vincoli ambientali e della carenza di risorse economiche.

In un documento firmato da ALTURA, ASSOGUIDE, Comunità Laudato Si’ Gargano Nord – Pervinca, FAI delegazione di Foggia, LIPU Capitanata, PRONATURA – CSN ETS, WWF Foggia si legge “… che quella prevista non è una superstrada ma una strada di categoria C1-C2 Strada extraurbana secondaria, composta da una corsia per senso di marcia, larga tra 3,75 – 3.50m, più una banchina e limite max, non sempre possibile, a 90 km orari, quindi una strada non molto diversa da quelle esistenti.

Il progetto allo stato attuale riguarda la realizzazione dei soli tratti tra Vico e Peschici, e quello tra Peschici e Vieste. Il tratto Vieste-Mattinata fortemente voluto dal Comune di Vieste non ha né un progetto, ne ha superato il vincolo ambientale, insuperabile, dell’attraversamento della Zona 1 del Parco Nazionale del Gargano. Il progetto per i primi due tratti latita e non ha ancora assunto una forma definitiva, non ha ancora assunto tutti i pareri, non ha superato l’obbligatoria “Verifica di Ottemperanza” alle numerose e significative prescrizioni imposte dal parere favorevole di Valutazione di Impatto Ambientale rilasciato con decreto dal MISE nel 2025. Attualmente, come certificato dalla Terza Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici la realizzazione dei due tratti ha un costo “…più che raddoppiato fino all’importo di 675 milioni di euro, pertanto, sulla base di quanto dichiarato e trasmesso con la documentazione, appare evidente come allo stato attuale il progetto non risulti per intero finanziato occorrendo un’ulteriore copertura finanziaria di circa 375 milioni di euro”.

Gli aspetti economici del progetto

Mancano quindi 375 milioni risultando disponibili risorse utili solo per realizzare il primo tratto Vico-Peschici che ha un costo di 315 milioni – è riportato nel documento.

Da questi dati emerge un costo di 43 milioni a km, pertanto, il costo sui 35 km complessivi da Vico a Mattinata risulterebbe 1.505 milioni, una cifra spropositata che non crediamo possa essere stanziata. Infatti, nello stesso parere la Terza Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici boccia il progetto dichiarando che “… la soluzione prescelta 1B presenta un rapporto Benefici/Costi inferiore all’unità tale da dimostrare con chiarezza la non convenienza economico-sociale ad intraprendere l’investimento di cui trattasi”, incredibilmente il progetto va avanti e i nodi cominciano a venire al pettine – evidenziano le associazioni.

L’impatto ambientale e i tempi di realizzazione

Sotto l’aspetto ambientale è lo stesso parere di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che ne certifica gli effetti devastanti sul paesaggio, sulla biodiversità, sui valori di un territorio caratterizzato da una agricoltura storica tradizionale e sostenibile. Il progetto prevede la realizzazione di quindici viadotti e ben nove lunghe gallerie che, da un’altezza collinare di quattrocento metri, dovranno arrivare sino al mare con devastanti ripercussioni sulla flora e sulla fauna” – sottolineano i firmatari del documento .

Nel parere di VIA si legge che risultano le “… pesanti interferenze sulle aree protette e sugli habitat comunitari, “la variazione delle connessioni ecologiche”, “la rilevante perdita di specie arboree pregiate con il conseguente inevitabile consumo di suolo”, “la presenza delle aree di cantiere e della viabilità provoca una serie di pesanti impatti non trascurabili”; la stima del numero di alberi da abbattere “è pari a 2.724 Ulivi mentre le specie forestali è pari a 500”.

In merito ai lavori nel parere di VIA si legge “i tempi non certi di realizzazione dell’intera opera, l’impatto sul traffico locale dovuto a cantieri aperti, la carenza di sicurezza delle gallerie richiamato dal Consiglio Superiore L.L. PP (par 1.3.), ben nove sono le gallerie in questo tratto per una lunghezza complessiva di 4.600 Km (4.559,00 m) e per i rischi legati alla loro eventuale chiusura anche solo per manutenzione; i 27.400 viaggi di camion per trasportare nelle varie cave del territorio i circa 1.100.000 m3 di terre e rocce di scavo prodotte durante la realizzazione dell’opera, l’aumento di incidenti e morti a fronte di una situazione attuale a bassissima se non nulla incidentalità”.

Per le associazioni ambientaliste “questi dati evidenziano un rischio che speriamo non si avveri: i cantieri aperti impegneranno per lunghi anni le strade esistenti e la stessa mobilità dei residenti e dei turisti ne sarà fortemente ostacolata”.

Motivazioni “ballerine e inconsistenti”

Le stesse motivazioni che hanno portato a presentare e finanziare questo progetto sono definite “ballerine e inconsistenti

Per ANAS riguardavano il miglioramento dell’accessibilità, l’incremento della sicurezza stradale la riduzione dell’inquinamento, il contrasto allo spopolamento, il supporto alla crescita economica; per il Comitato e gli amministratori locali sono relative soprattutto alla riduzione dei tempi di percorrenza e ad assicurare il supporto sanitario alle popolazioni”.

Questi obiettivi, a detta delle Associazioni nelle loro osservazioni, “sono poco raggiungibili e pensare che possano essere risolti con la realizzazione di una infrastruttura lineare come una strada, nasconde una incapacità di ragionare su un piano complesso di sviluppo socioeconomico del territorio che coinvolga vari settori. Forse solo chi progetta e costruisce strade può difendere tale posizione ma certamente non dovrebbero farlo degli amministratori attenti ai valori del territorio e con una minima visione complessa delle dinamiche socio-economiche”.

Le associazioni ambientaliste di Capitanata non arretrano dalla loro posizione di forte critica all’opera: c’è ancora molta strada da fare!

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