Negli ultimi anni la WNBA, versione femminile della NBA, é stato protagonista negli Stati Uniti di una crescita nel numero delle franchigie, passate dalle 12 del 2024 alle 15 di quest’anno alle 18 previste entro il 2028.
Nell’anno in cui la Lega festeggia i trent’anni di attività la maggior parte delle squadre attrae nei palazzi medie superiori ai diecimila spettatori, con punte di quindici/diciottomila a Los Angeles, New York, San Francisco, Portland e Indianapolis.
Le giocatrici, sebbene ancora lontanissime dalle cifre d’ingaggio dei colleghi NBA, cominciano ad avere una notorietà anche al di fuori degli Stati Uniti. Campionesse come A’Ja Wilson, Brianna Stewart, Sabrina Ionescu sono ormai note anche agli appassionati italiani di basket, ma chi ha dato la spinta maggiore, anche da punto di vista mediatico, é stata la talentuosa Caitlin Clark, prima scelta assoluta del draft 2024, che fin dall’anno da rookie si é imposta all’attenzione dei media, anche supportata da un’oculata promozione della sua squadra, le Indiana Fever, attivissima sui social con grande dovizia di foto e video.
Quest’anno un episodio ha portato la WNBA agli onori della cronaca in tutto il mondo, anche in ambienti non sportivi: mi riferisco al filmato in cui Sophie Cunningham, giocatrice appunto delle Fever, ha puntato il dito indice per una trentina di secondi all’indirizzo di DeWanna Bonner delle Phoenix Mercury, dopo che Caitlyn Clark era stata aggredita da Alyssa Thomas e colpita a terra con un colpo alla gola. I trenta secondi in cui Sophie, senza dire una parola, indica una Bonner in piena crisi isterica, sono immediatamente diventati virali sul web, dividendo inevitabilmente il mondo tra ammiratori e detrattori di Sophie.

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Ma chi é Sophie Cunningham? Si tratta di una ragazza di 30 anni che prima di approdare nel 2025 ad Indianapolis, ha giocato per sei anni proprio con le Phoenix Mercury. Oltre alle ottime doti tecniche che ne fanno una buona tiratrice dalla distanza, la Cunningham si distingue per le spiccate doti di leadership e per essere una irriducibile combattente.
L’alterco con la Bonner ha dato il via ad un processo mediatico che ha coinvolto la protagonista in una serie di interviste in cui, senza peli sulla lingua, Sophie ha detto la sua soprattutto sulla spinosa questione della presenza di maschi biologici nelle competizioni femminili. Le sue esternazioni hanno suscitato la reazione delle numerose colleghe appartenenti alla sfera LGBTQ che l’hanno accusata di simpatie per il partito MAGA del presidente Trump.
Sophie sostiene di voler proteggere le ragazze negli spogliatoi e che le ragazze non dovrebbero trovarsi a fronteggiare uomini biologici, ma ha incontrato la contestazione anche di molte giocatrici notoriamente omosessuali che però non sono trans né maschi biologici. Prima della partita giocata due sere fa a Minneapolis, la head-coach delle Minnesota Lynx, Cheryl Reeve, ha risposto sostenendo che non é vero che negli spogliatoi femminili ci siano uomini biologici e che l’insinuazione che le donne transgender siano predatrici negli spogliatoi é fuorviante.

