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21/07/2019, 08:25



Il-Luciano-nazionale


 



In questi giorni è venuto a mancare Luciano De Crescenzo. Hoassistito a diverse sue interviste in tv, ho letto i suoi libri, ma lacorrelazione che ogni volta compie la mia mente quando appare l’icona delfilosofo napoletano è la parola "cambiamento". Mi spiego meglio. Dopo avereconseguito la laurea in ingegneria il Luciano nazionale occupava un ruolodirigenziale in una famosa multinazionale con sede a Milano. Un bel giorno,folgorato sulla via di Damasco, ha deciso di presentare le proprie dimissioniper dedicarsi alla scrittura. Questo cambiamento copernicano, a sentire leparole del filosofo, è stato dettato dal suo stato di insoddisfazione cheavvertiva costantemente quando era sul luogo di lavoro. La sua scelta, sicuramentecoraggiosa, al limite della lucida follia, ha permesso una vita appagante, conun grande arricchimento sotto tutti i punti di vista, psicologici, sociali emateriali. E’ vero, è facile parlare e ammirare le persone quando poi risultanovincitori, ma penso che l’ex ingegnere possa essere di sprone a coloro i qualisono insoddisfatti nella vita, per qualsiasi motivo, e ne restano intrappolati.Se avvertiamo un perenne stato di malessere in quello che facciamo, dal lavoroalle relazioni, dal luogo fisico dove conduciamo la nostra esistenza al ruolosociale che abbiamo, forse è giunto il momento di riflettere e prendere attoche è diventato tossico andare avanti in questo stato di sofferenza interiore.Sono conscio che è difficile cambiare, voltare pagina, iniziare un nuovocapitolo della vita; tutti esitiamo a farlo, tendiamo a procrastinare lascelta, ma talvolta è inevitabile. Diventa obbligatorio quando ci addormentiamocon un nodo alla gola e ci svegliamo con il medesimo stato di afflizione morale,quando non siamo più in sintonia con le persone che ci circondano, con irapporti che di consolidato hanno solo il tempo e le energie spese. E’ logicoche il termine cambiamento presuppone l’agire, il movimento, e che questo a suavolta possa generare frizione e quindi conflitti. E’ indiscutibile che si possasbagliare nel variare il proprio stile di vita, ma se si resta fermi e siaccetta la nostra condizione di angoscia, si è già perso, si è già sbagliato.Quando soffia il vento del cambiamento interiore non si dovrebbero mettere ledoppie finestre, ma lasciare fluire la nostra volontà, come un fiume che scorreverso il mare seguendo il proprio tragitto. Altrimenti saremo come uno stagnocon la medesima acqua, delimitata dagli stessi confini, statici e immutabili.Altrimenti saremo come una cisterna che contiene la stessa quantità di acqua enon come la fonte che eroga nuove risorse, fornisce vivide speranze, ci donascenari diversi. Se davvero pensiamo che la nostra vita sia grigia, andiamoincontro all’arcobaleno di colori che il futuro ci potrebbe riservare, come inuna poesia, andiamo incontro alle strofe che più potrebbero allietare l’anima.La continuità del quotidiano ci ha fornito radici più o meno stabili, ma sono irami che ci permettono di toccare le altezze alle quali aneliamo. Possiamospostarci dal solito tran tran, se non ci appartiene, se non lo sentiamo cucitoaddosso: non siamo mica edifici. Se abbiamo imboccato dei sensi vietati, deisensi unici, diamo retta agli altri veri sensi emozionali che dettano il nostrocomportamento, e mettiamoci in cammino. Non devono cambiare solo le cose, gliaccadimenti, ma se prendiamo atto che siamo noi a essere cambiati, il nostromodo di porci con il nostro mondo, è necessario invertire rotta. Richiede impegno,sacrificio, ma il cambiamento non avviene mai senza inconvenienti, perfino dalpeggio al meglio. 

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