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12/06/2019, 01:01



"Il-traditore",-i-vespri-siciliani-di-Marco-Bellocchio.


 Il cineasta italiano torna sulla croisette di Cannes con un bellissimo affresco storico sulla mafia siciliana. The "Traitor" rimarrà uno di quei momenti incantati di competizione, quando gli occhi brumosi delle immagini si dispiegano davanti a...



Il cineasta italiano torna sulla croisette di Cannes con un bellissimo affresco storico sulla mafia siciliana. The "Traitor" rimarrà uno di quei momenti incantati di competizione, quando gli occhi brumosi delle immagini si dispiegano davanti a un’evidenza: Marco Bellocchio ha realizzato il più bello, il più intelligente film di gangster che ho visto dal Casino di Martin Scorsese.
Il suo soggetto è il sensazionale Maxi processo a cosa nostra nella storica aula bunker dell’Ucciardone a Palermo nel 1986, nel quale furono condannati centinaia di sicari siciliani, sulla testimonianza di un piccolo numero di pentiti o informatori di alto livello, di cui il più importante era Tommaso Buscetta, a.k.a. Don Masino il boss dei due mondi, presenza carismatica e uomo d’onore, interpretato da un maestoso e sontuoso Pierfrancesco Favino.
Bellocchio inizia la sua storia con i clan mafiosi in conclave, come in un vertice diplomatico, per ritagliarsi il mercato italiano dell’eroina alla presenza  del capo dei capi, Salvatore Riina (U ZIU TOTO’) Stefano Bontade (U PRINCIPE) Michele Greco (IL PAPA) Bernardo Provenzano (BINU U TRATTURI - Bernardo il trattore - per la violenza con cui falciava le vite dei suoi nemici) Pino Greco (SCARPUZZEDDA) 58 omicidi a suo carico, ivi compresi quello del Poliziotto della catturandi Calogero Zucchetto giustiziato con cinque colpi  di pistola alla testa la sera del 14 novembre 83 a soli ventisette anni e dell’On.le Pio La Torre falciato a colpi di mitragliatore Thompson durante la seconda guerra di mafia. Scarpuzzedda aiutò Filippo Marchese a compiere numerosi omicidi nella cosiddetta «camera della morte», un appartamento abbandonato nella zona di Corso dei Mille a Palermo dove i nemici venivano strangolati, sciolti nell’acido e poi i loro resti gettati a mare... Giuseppe Lucchese (u LUCCHISEDDU occhi di ghiaccio) condannato a tre ergastoli, Eccoli i peri-incritati i viddani (villani) sotto l’egida dell’ala corleonese, il gruppo di fuoco di Killers particolarmente feroci e sanguinari, autori di una vera mattanza in danno di nemici, politici, uomini delle Istituzioni, nella Palermo anni 80. Palermo come Beirut intitolavano i giornali dell’epoca, ma si sbagliavano, Palermo era peggio di Beirut con i suoi 1000 morti ammazzati. La città mattatoio era questa dove si consumò il primo attentato alla "Libanese" con una Fiat 126 intrisa con 75 kg di tritolo piazzata sotto casa del Giudice  Istruttore Rocco Chinnici dalla Cupola di Cosa nostra nel luglio 1983. Ad azionare il detonatore che provocò l’esplosione fu Antonino Madonia (L’architetto delle stragi).
Poi c’è il famigerato omicidio del giudice Giovanni Falcone, quando la sua auto è stata bombardata con il telecomando sull’autostrada, da Giovanni Brusca (u verru il porco) e la telecamera di Bellocchio occupa l’interno della sua auto mentre si gira verso l’alto. È una scena straordinaria, seguita da festeggiamenti dei criminali. Bellocchio mostra come in questo momento la mafia si sia rivelata non guerriera affascinante, ma un manipolo di bulli grotteschi e dispettosi.     



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