blog
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
Solologo
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
Solologo

facebook
twitter
youtube
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
02/06/2019, 18:30

Foggia calcio, Tar, Lega B, Figc



La-banda-dei-cialtróni


 In attesa della puntata straordinaria de "La partita dei Mitici" di mercoledì 5 giugno, alcune riflessioni sullo scandaloso maggio del calcio italiano.



Nelle ultime puntate de La partita dei Mitici ho proposto delle riflessioni iniziali per dare il via alle nostre chiacchierate, magari partendo da una parola che potesse sintetizzare il tema del momento. 
Approfitto di Mitico magazine per anticipare questi spunti in vista della puntata speciale di mercoledì 5 giugno e per aggiungere anche un’immagine a corredo dell’articolo. 
La parola che ho scelto oggi è "cialtróni", l’immagine è la locandina del film "Banditi a Milano".  
 
La Treccani definisce come cialtróne "...una persona volgare e spregevole, arrogante e poco seria, trasandata nell’operare, priva di serietà e correttezza nei rapporti personali, o che manca di parola nei rapporti di lavoro".  

Il campionato di Serie B 2018/19 verrà ricordato come il torneo dei cialtroni.  

Quanto è successo a partire dal 13 maggio, quando il Consiglio direttivo della Lega B ha deliberatamente e pretestuosamente deciso di adottare due logiche diverse per determinare l’effetto della sentenza di primo grado del Tribunale Federale Nazionale contenente la "retrocessione all’ultimo posto del campionato in corso" del Palermo per favorire Perugia, Benevento, Pescara e Salernitana - i cui presidenti sono da soli maggioranza di fatto nell’organismo - è stato solo il primo segnale dell’attività di "... persone volgari e spregevoli, arroganti e poco serie, trasandate nell’operare, prive di serietà e correttezza nei rapporti personali, che mancano di parola nei rapporti di lavoro...".
In sintesi, come suggerisce il vocabolario Treccani, di "cialtróni".  

Alla scellerata delibera di Balata & co. è seguita la riunione del Consiglio Federale della Figc, il 16 maggio, che avrebbe potuto e dovuto censurare l’evidente irregolarità, ma non è successo. Gabriele Gravina, Presidente della Figc, nonostante quanto dichiarato nei giorni precedenti, non ha avuto il coraggio di assumersi le responsabilità che il proprio ruolo gli impongono e ha deciso... di non decidere, chiedendo un parere al Collegio di garanzia del Coni.
Non ci giriamo attorno: è stato un atto vile, da cialtróni.
Gravina sapeva benissimo che il giorno seguente sarebbero partiti i Playoff a cui avrebbe preso parte il "beneficiato" Perugia, ma ha preso tempo favorendo il disegno della Salernitana dei cognati Lotito Mezzaroma e danneggiando il Foggia che aveva in quel momento il diritto di disputare i Playout tanto quanto gli umbri avevano il diritto di prendere parte agli spareggi per la promozione in A.
Ma il pavido Gravina quel giorno si è scansato.

Chi non si è scansato, invece, è il Tar del Lazio, a cui è ricorso il Foggia, che il 23 maggio ha censurato la porcata della Lega B (semi-cit. on. Calderoli) dichiarando che "...La modifica della graduatoria del campionato, a seguito della retrocessione della squadra del Palermo, in realtà, provoca uno scorrimento che ha come effetto quello di permettere la disputa dei play out a squadre diverse rispetto a quelle individuate nella precedente graduatoria, le quali, per effetto dello scorrimento medesimo, si trovano nelle posizioni di quart’ultima e quint’ultima...". 
Ci voleva Germana Panzironi, giudice del Tar del Lazio, per capirlo?
    
La stessa sera, Balata si agita, o almeno fa finta di farlo. Prende atto del decreto del Presidente del Tar del Lazio e sospende la delibera del 13 maggio 2019 fino alla Camera di Consiglio del prossimo 11 giugno 2019, fissata per la trattazione collegiale del Tar stesso.
Niente di che. Solo fumo negli occhi per fare finta di essere uno che rispetta le regole.
Proprio lui che quelle regole elementari di buon senso prima ancora che di legalità aveva stracciato il 13 maggio avallando e sottoscrivendo ripetutamente la strategia scorretta del Consiglio direttivo della Lega.  

Nel frattempo, anche la Corte d’Appello Federale, che proprio per il 23 aveva fissata l’udienza per il ricorso del Palermo, trova modo di partecipare degnamente alla telenovela in atto con un bel colpo di teatro. Il suo Presidente, Sergio Santoro, comunica direttamente in udienza di "astenersi", determinando così un rinvio al 29 maggio.
Il motivo della frettolosa ritirata appare davvero strano.
Sì, perché Sergio Santoro è finito da tempo, insieme ad altri trenta indagati, al centro degli accertamenti sui presunti casi di corruzione al Consiglio di Stato e a gennaio la Procura di Roma ha chiesto altri sei mesi di indagini sul procedimento che, peraltro, viaggia in parallelo con quello aperto dalla Procura di Messina in cui si ipotizzano episodi di corruzione in atti giudiziari per pilotare sentenze nell’ambito della giustizia amministrativa.
Situazioni imbarazzanti, che però hanno minato la serenità di giudizio del magistrato solo dopo l’articolo apparso sulla pagina di Palermo di Repubblica nei giorni precedenti.
Fino ad allora questa serenità, evidentemente, non era venuta meno visto che Santoro era rimasto regolarmente al suo posto.

Strano ambiente quello di chi amministra la giustizia nel calcio, non trovate?
Chi viene giudicato ha l’onere di dimostrare la propria innocenza, anche se mai condannato dalla giustizia ordinaria, ma chi deve giudicare può benissimo rimanere al proprio posto fino a quando non subisce una condanna, pur essendo indagato per reati gravissimi.
La domanda sorge spontanea (cit.): ma quanti altri magistrati sotto inchiesta per corruzione in atti giudiziari ci sono in giro per i tribunali della Figc?
E quanti continuano ad operare in attesa di un articolo di giornale che turbi, a loro insindacabile giudizio e a convenienza,  la serenità di giudizio?  

Non ci sarà risposta per queste domande, quindi andiamo avanti.   

Il giorno dopo, quindi, e siamo giunti al 24, anche il Collegio di garanzia del Coni si esprime in merito al quesito posto dalla Figc e si allinea esattamente a quanto decretato dal Tar:  "...i play-out per l’individuazione della quarta squadra retrocessa... devono essere effettuati e devono svolgersi fra la quart’ultima e la quint’ultima squadra collocate in graduatoria dopo la retrocessione all’ultimo posto del Palermo, cioè fra il Foggia ... e la Salernitana ".  

L’aria è diventata pesante.
L’enormità della porcata (sempre citando l’on. Calderoli) appare sempre più evidente e indifendibile. L’avv.to Balata fa uscire un comunicato a sua sola firma dove "...determina lo svolgimento delle gare valide per i playout e, nelle more dell’adozione di eventuali ulteriori provvedimenti da parte di organi della Giustizia Federale, rimette al Consiglio Direttivo ogni ulteriore provvedimento consequenziale...". 
Avvia, quindi, l’iter per la disputa dei Playout che lui con gli altri sodali aveva bloccato 11 giorni prima aspettando le decisioni della Corte federale d’appello nella nuova composizione.   

E la CFA, finalmente non più soggetta a turbamenti e con un nuovo Presidente, il 29 maggio valuta il ricorso del Palermo. 
La sanzione inflitta in primo grado per "...il compimento di una sistematica attività volta ad eludere i principi di sana gestione finanziaria e volta a rappresentare in maniera non fedele alla realtà lo stato di salute della società deferita..." da cui "...è derivato il compimento di attività chiaramente elusive, idonee a non fotografare la reale situazione della società, proseguite ininterrottamente dal 2015 al 2018 e aventi il loro apice relativamente al bilancio al 30 giugno 2016 le cui alterazioni, per quanto risulta dagli atti oggetto del giudizio, hanno consentito di conseguire l’iscrizione al campionato di calcio 2017/2018..." passa dalla retrocessione all’ultimo posto alla... sconfitta a tavolino con il Verona
No, non ho sbagliato e avete letto bene. 
Perché, i 20 punti di penalizzazione nel campionato in corso dati al Palermo equivalgono esattamente, in termini di afflittività della pena, a una sconfitta a tavolino nel secondo turno dei playoff
Si tratta della medesima, identica conseguenza di un banale 0 a 3 che avrebbe rimandato al prossimo anno le ambizioni di risalita in A dei siciliani. 
Insomma, più o meno quello che è successo realmente al Benevento sul campo contro il Cittadella o, se preferite, la sanzione inflitta al Cosenza proprio contro il Verona per la mancata disputa della partita al San Vito Marulla per indisponibilità del campo. 
Un’afflittività reale pari a uno 0-3 a tavolino contro il Verona nei playoff basta a punire il Palermo per il compimento di una sistematica attività volta ad eludere i principi di sana gestione finanziaria per tre anni consecutivi e al Foggia il 17 maggio il Collegio di garanzia del Coni aveva confermato i sei punti di penalizzazione per pagamenti in nero pari a 300.000 euro su un bilancio di 6.000.000?   
Oltre alla serenità di giudizio, quando entrerà anche il concetto di equilibrio nelle aule di tribunale della Figc? 
Possibile che nessuno si sia accorto dell’evidente sproporzione fra la pena inflitta ai satanelli in relazione alle infrazioni contestate e quella reale comminata al Palermo per ben altre e più gravi irregolarità? 
E ancora: come si può tollerare che un organismo associativo come la Lega B possa attribuire al Foggia calcio una reale sanzione afflittiva immotivata ed aggiuntiva come conseguenza della più volte citata porcata del 17 maggio, vale a dire l’arbitraria esclusione dai Playout,  senza che la Figc intervenga in maniera tempestiva per neutralizzarne gli effetti, pur avendone avuto occasione a distanza di soli tre giorni?   

La mia impressione è che nei palazzi del calcio italiano i cialtróni abbondino, siano in posizioni di potere, prendano decisioni, condizionino in maniera diretta e sfacciata i risultati sportivi. 
Anche a competizioni concluse. 
Le regole non esistono. 
Se esistono, si interpretano. 
Se non si possono interpretare, si cambiano, si addomesticano, si piegano alla volontà dei tanti Marchesi del Grillo in giro per il maleodorante mondo pallonaro.
Da Roma a Milano, dalla Figc alla Lega B la moralità che emerge è la stessa che ho percepito il 18 giugno del 2002 osservando l’arbitraggio di Byron Moreno in Corea del sud - Italia. 
 
Il Governo è già intervenuto a dicembre per spostare alcune competenze nelle mani del Tar del Lazio. 
Non basta. 
Le società di calcio professionistiche non sono in grado di garantire quella terzietà di giudizio nelle scelte. 
Non si può dare ai presidenti e ai loro rappresentanti poteri interpretativi, deliberativi o decisionali che vadano oltre la scelta delle divise sociali e della musichetta allo stadio. 
Al di sopra di questo livello, diventano pericolosi per l’intero sistema-calcio. 
La stessa Figc, da parte sua, si è dimostrata incapace di tenere a freno il malcostume dilagante e subisce di fatto le decisioni dei grandi elettori senza nessuna capacità di contenimento. 
Cambiare gli uomini non basta. 
Bisogna spostare il controllo del calcio fuori dall’ambito delle Leghe e della Federazione, soprattutto in materia di giustizia sportiva.   

Con i banditi non si fanno accordi e di loro non ci si può mai fidare. 
Né a Milano né a Roma.   

Ne parliamo in trasmissione mercoledì sera. 
A quel punto conosceremo già il risultato dell’ennesimo ricorso al Tar del Lazio per bloccare la truffa dei Playout o il risultato della prima partita.   

Vi aspetto.


1
Create a website