blog
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
Solologo
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
Solologo

facebook
twitter
youtube
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
30/05/2019, 11:35



Fragili-miracoli,-un-libro-di-Valeria-D’Amico-per-Wip-edizioni--


 “Dunque per primo fu il Càos” cita dopo il proemio, la Theogonia di Esiodo e si apre con la lirica Caos, la nuova raccolta della poetessa Valeria D’ Amico, dal titolo Fragili miracoli...



"Dunqueper primo fu il Càos" cita dopo il proemio, la Theogonia di Esiodo e si apre conla lirica Caos, la nuova raccolta della poetessa Valeria D’ Amico, dal titolo Fragilimiracoli. In Caos, appare il primo riferimento letterario della silloge, e ritroviamotracce del sentire esiodeo nella lirica, il cui senso compare non in accezionemoderna, quale disordine e confusione, ma in chiave primigenia e mitologicacome spazio abissale, da cui ha inizio la Coscienza di sé. Vuoto, mancanza,tratti distintivi della poetica della D’Amico che principiando da Càos,probabilmente auspica uno sviluppo di idee e di coscienza per un’umanità chepare averne perso il senso e la consapevolezza. Messaggio politico quindi,monito civile ma anche invocazione e preghiera appassionata allacompartecipazione agli strali della vita come in Clochard, ai tormenti di popolie genti sventurate di Auschwitz, Icaro noi, I bambini di Aleppo, al terroredelle stragi di Dopo la strage, Cresce nella guerra, a un sentimento di amore efratellanza ormai dissipato ad ogni latitudine come in E’ tempo, Fare luce alpianto, Cosa ci può salvare. Empatia e Amore che dal dato universale traslano poia quello più intimo e privato, emblema della donna delusa, abbandonata nelleliriche Era ieri, C’era, L’ eco dei tuoi passi; della donna vilipesa in Cos’èla vita, Alina e infine arresa in Foglia arresa. Un sentire di figlia in A miamadre, Quanta vita, La cruna e poi di madre ne Il tuo sorriso, Frontiera,Arianna, E mentre io, Pietra lavica; a tessere così ricordi e costruire trame. Ilrichiamo ad Esiodo è altresì rinvenibile nel codice espressivo denso, per l’usocostante in Fragili miracoli, di analogie e metafore e per questo evocativo. Noncessano qui però i riferimenti letterari; modelli patentemente citati infatti, appaionoBaudelaire con la lirica dal titolo I fiori del male, che per la poetessacrescono in un mondo sozzo e che appaiono anche di fango in Pietra lavica, ospampanati in Era ieri. Echi baudelairiani li leggiamo in Assolo, neiparallelismi fra la natura e l’uomo che perde sé stesso, dove non si conosconopiù profumi di sandalo e ebano, di vaniglia nera. E ancora Montale in Effimereesistenze, o citato nel secondo verso di I nostri ricordi, lirica che piange lamorte di un amore attraverso la metafora dell’osso di seppia e dell’abito liso.Un chiaro omaggio a Liszt si manifesta in Totentanz poesia che canta una danzamacabra d’ amore in cui esiste una simmetria tra i suoni cupi e martellantidell’opera del compositore e la percezione del sentimento dell’io lirico. Neiversi di E’ tempo, compaiono altresì tracce del Nietzsche di "umano troppoumano", in una umanità sconfitta da sé stessa. Nei componimenti di questaraccolta i riferimenti culturali nulla hanno del plagio o dello sterile esercizioma appaiono interiorizzati, ormai consustanziali alla stessa anima della D’Amico.Linguaggio analogico il suo, ricco di simboli nella scelta icastica di animali,piante e oggetti che animano le liriche come in Sasso e forbice, il geco in Lameridiana, la rana in Preghiera, le begonie e il pino d’ Aleppo inRugiada, la vigna e la cicalina in La vigna, ulivi e palme in Dimmi ancora. Unasimbologia che raccoglie i due grandi temi centrali della vita, eros ethanatos. Eros presente nella moltitudine dei baci della silloge, baci non datiche graffiano e grondano sangue, baci divenuti ricordi, baci negati cheavvizziscono, che generano dolore perenne. L’Eros in molte poesie si specchiapoi in theos, l’amore infatti, è quasi sempre avvertito come consacrazione. Erotismoe liturgia si susseguono nelle 5 strofe di Mi piacciono, così che tra" le nottisazie di peccato si elevano gli amboni delle chiese" dove "mani bruciano come candele",in un canto d’ amore taumaturgico. Simbologia religiosa anche quella dellalirica La vigna, di tradizione biblica. L’ io lirico chiede amore, adisinfestare la cicalina, per non essere tralcio che non dà frutti, chiesasconsacrata. Amore e iconografia ecclesiastica si ripetono anche in Lameridiana, dove l’io lirico si "fa lampada sull’ altare del pregiudizio" a"sussurrare" il nome dell’amato. Canto dell’assenza questo, pregno di simbolicon la vivida immagine sinestetica del" bianco assordante del muro di cinta""meridiana del desiderio" ormai inappagato. Eros e theos quindi, ma l’amore èspesso assenza e ammanco come nella omonima poesia in cui la dittologiasinonimica rafforza la perdita, il senso di privazione dell’io lirico, attraversola rivisitazione dei luoghi, delle stagioni dell’amore. Assenzae dolore fra letto e cielo, eros e theos, anche ne L’ eco dei tuoi passi, dielevata poetica dove analogie, metonimie, metafore, disegnano con mirabiletrama lo scorrere doloroso di un tempo senza amore. Sentimento d’ amore metaforicamentemortale quando appare in Senza cura o in Dimmi ancora, in cui la resa,l’assenza d’ amore ha il tanfo della morte. Il senso di   morteche percorre la raccolta necessita però di ordine, di strumenti di misurazionecome la meridiana "e di precisione a sollevare "la coltre posticcia foriera dimorte" che dissolve il buio e la paura come in Astrolabio. Un desiderio diordine, un varco salvifico, una richiesta di soluzione che tronca la malinconiasoffusa della silloge e cede il passo a tratti alla speranza, quella de, Il miocielo di marzo, Preghiera, Piccoli crochi, Sono scesa nei tuoi occhi, dovel’empatia della voce poetica diviene sollievo e panacea per i miseri ederelitti. Speranza è quella che si eleva dalla lirica che dà il nome allaraccolta Fragili miracoli, dove nel mare di dolore che annega l’universo,epifania si fa la rinascita del sé alla dignità e al decoro. Finalmente si puòabbandonare   il passato senza cercarepiù un bandolo a raggomitolarne il senso, con la consapevolezza che oggi, lemani doloranti possono sostenere il peso della vita e forse per questoliberarsene. Poesia di vita e della vita, questa di Fragili miracoli, capace discandagliare i moti dell’animo umano e farne vessilli, stendardi al mutamentoalla speranza del cambiamento affinchè dall’ indifferenza si diparta quelfragile miracolo atto a sostenere il fratello che fugge dal deserto o dallaguerra, ad aiutare chi vive sotto i ponti con negli occhi il rimpianto dellavita passata. La speranza di   una mano tesa ad afferrare "le animegracchianti" per dismettere la nostra esistenza di pixel nel mondo che è ormai soloun fotogramma. Poesia del terzo millennio questa di Fragili miracoli, con cuianche stilisticamente la D’ Amico supera lo steccato del lirismo tradizionalema   che, non per questo si rivela meno lirica oimpoetica. Nella lunghezza di un verso libero, sempre nuovo e diverso nellametrica, lo stile dell’autrice appare pregno di figure foniche, allitterazioni,climax, metafore, analogie, metonimie, e sinestesie che restituiscono a unostile in molti casi quasi prosastico, la dignità lirica che vi compete.Miracolo della poesia della D’ amico non certo fragile se stimola allariflessione sul chi siamo e dove andiamo, se dipana un filo di solidarietà, di"social catena" unico prodigio ad un ’ umanità senza più umanitarismo.


1
Create a website