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31/10/2019, 16:18



Il-grande-cuore-degli-ultràs-rossoneri


 



Mentre il signor Giorgino dal Tg1 nazionale (e con lui tutti gli sciacalli del giornalismo nazionale) provvedevano a buttare le solite palate di fango sul Foggia e sui suoi ultràs, mentre Questure e Prefetture provvedevano a distribuire a piene mani e senza alcuna attenuante diffide sulle nostre curve, per la maggioranza ree soltanto di essersi difese da provocazioni, attacchi verbali e materiali da parte di tifoserie avversarie, mentre dunque il nostro tifo organizzato subiva (e subisce) attacchi da tutte le parti rischiando di vedersi decimato per decenni e allontanato da quei gradoni che sono una vera e propria ragione di vita per questi straordinari ragazzi, ebbene, erano proprio tanti di quei "diffidati" - trattati alla stregua di delinquenti comuni da gran parte di un’opinione pubblica superficiale ed ignorante - che raccoglievano fondi e s’industriavano, insieme a tutti i ragazzi dei Club organizzati di Curva Nord e Curva Sud, per non far mancare il loro affetto a tutti i bambini ricoverati a San Giovanni Rotondo nel reparto pediatrico di onco-ematologia della Casa Sollievo delle Sofferenze nell’approssimarsi del giorno della "festa dei morti" (così come ai piccoli ricoverati al Riuniti di Foggia nei reparti di Chirurgia e Psichiatria pediatrica). Più di cento pregiate calze fatte e ricamate a mano (nei mitici colori del Foggia) dai "terribili" ultràs rossoneri sono state consegnate a dei bambini sfortunati ma commossi, pieni di gioia e sorpresi da un’iniziativa che ha fatto scorrere qualche lacrima in qua e in là nel reparto ospedaliero fra i partecipanti e gli increduli addetti ai lavori. 

Un’iniziativa fortemente voluta da tutti i nostri ultràs, oggi rappresentati a San Giovanni da gran parte degli esponenti più attivi, ma con il cuore da tutti, ma proprio tutti i ragazzi delle curve, accolti nella struttura dal piccolo Nico (Nico-forza), un lottatore indefesso contro la sua terribile malattia, che con uno splendido sorriso ha rappresentato metaforicamente tutti i suoi piccoli e sfortunati "amici di battaglia e di lotta" facendo gli onori di casa e accogliendo con tutta la sua dolcezza e simpatia la delegazione del tifo organizzato, che ha contraccambiato con un bellissimo coro da stadio: <NICO - FORZA - UNO DI NOI!> dedicato a tutti quegli innocenti ospiti forzati del nosocomio di San Pio e che ha fatto venire i brividi a pelle a tutti i presenti nel reparto. Una cerimonia breve, semplice, ma davvero toccante e sincera. Un gesto che grida al mondo che "ultràs" a Foggia (ma non solo) non vuol dire violenza, devianza, prevaricazione, ma significa cuore, passione, fede e fratellanza in nome di una squadra che ci rappresenta aldilà di tutte le differenze, e che per Foggia e per i foggiani significa qualcosa di più, qualcosa che unisce e non divide e che va molto aldilà delle connotazioni meramente sportive.

I ragazzi del nostro tifo organizzato, così tante volte oggetto di critiche prevenute, di ingiuste maldicenze, di diffidenza diffusa, non è la prima volta (e non sarà l’ultima) che si distinguono fuori e dentro lo Zaccheria per episodi di solidarietà, di cuore e di generosità, soprattutto in difesa dei più deboli, delle vittime di disastri umani e naturali, delle donne e dei bambini in particolare, spesso nel silenzio più assoluto e volutamente senza farsi facile pubblicità. 

Io credo allora che sia giunto il momento che un po’ tutti si rifletta su questo mondo e lo si aiuti a continuare a manifestare il suo modo di essere e di esistere nelle forme e con i cori e i colori che ci hanno deliziato per decenni andando allo Zaccheria o seguendo il Foggia in trasferta, facendo della tifoseria del Foggia un orgoglio locale e un mito nazionale. Aiutarli, anche avendone finalmente il coraggio, a modificare una legge da "regime di polizia" (la 77/2019) concepita e approvata da chi di questo popolo probabilmente non ci ha mai capito niente (o non ha mai voluto farlo).

Come il pastore Martin Luther King allora anch’io "have a dream!" Anch’io ho un sogno. Vedo uno Zaccheria pieno, con le curve gremite ma eccezionalmente in silenzio, e sento da tutti gli altri settori, dalla tribuna d’onore alla gradinata, dalla panchina al campo di gioco, per una volta almeno, partire un applauso scrosciante, lungo, sincero, commosso, ed un coro assordante dedicato finalmente dallo stadio a tutta quella gente che fa del tifo una ragione di vita:


< GRAZIE RAGAZZI! - GRAZIE RAGAZZI!>


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