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24/09/2019, 23:01



La-verità-ribaltata:-adesso-vorrebbero-far-passare-per-vittime-i-tifosi-della-Nocerina!


 



Da giornalista sono stato testimone diretto ed indiretto degli incidenti di Nocera Inferiore. E non sono stato il solo, se è vero, come è vero, che lo stesso Presidente Felleca ha assistito ad agguati sconsiderati (e premeditati) portati dai nocerini - senza che alcuno li avesse provocati - al torpedone dei tifosi foggiani che si avvicinava allo stadio di Nocera. Quello che scrivo non è frutto di mie farneticanti fantasie, ma l’ho visto con i miei occhi, e quando non c’ero ho raccolto le testimonianze di chi invece era lì, non ultràs esagitati, ma ragazzi tranquilli che da Foggia avevano raggiunto Nocera per assistere a una partita di calcio insieme al tifo organizzato. Ho assistito di persona alle ingiurie che arrivavano da tutte le parti alla carovana di pullman che, scortata dalla polizia, si avvicinava al San Francesco. Finanche insospettabili "vecchiette", non si sa bene per quali inspiegabili acredini, prima ancora che gli ultràs rossoneri passassero sotto i loro balconi, non hanno mancato di rivolgere ingiurie e offese con una cattiveria immotivata della quale, per quanto ci ripensi, non riesco davvero a capacitarmi. I nostri ragazzi, chiusi nei loro pullmini, hanno dovuto subire per tutto il tratto di strada interno a Nocera insulti che gli arrivavano da ogni dove, nemmeno se in città non fossero arrivati dei tifosi avversari, ma i Lanzichenecchi al comando di Georg von Frundsberg durante il sacco di Roma. Dai finestrini allora, gira che ti rigira, qualcuno ha risposto alle ingiurie. Diamine, gli ultràs sono ultràs, non sono certo monaci tibetani avvezzi ad un autocontrollo zen! Agli insulti qualcuno ha risposto per le rime. Ma improperi e parolacce non hanno mai ferito nessuno, e se fosse finita così nessuno si sarebbe fatto del male. Invece è stato allora che i nocerini sono passati dalle parole ai fatti e sono entrati in azione scagliando tutto quello che hanno trovato in giro (o che si erano portati appresso) contro i rossoneri chiusi nei loro mezzi, a pochi metri dallo stadio, in prossimità di un bar che, come ho già denunciato, avrebbe dovuto essere chiuso e presidiato. I mezzi danneggiati ai nostri tifosi testimoniano anche troppo chi è stato attaccato e chi si è difeso.
Al contrario, ultimamente, a leggere quello che scrivono alcune testate campane, sembra che gli incidenti siano stati causati tutti dai nostri ultràs che, lanciando un petardo in questo maledetto bar locanda, avrebbero scatenato risse e disordini d’ogni risma. È la solita storia che si ripete da anni stereotipata: gli altri sono tutti santi, i cattivi siamo sempre, solo e soltanto noi. Ebbene, nessuno nega che quel petardo è stato lanciato e sarebbe stato meglio non fosse stato nemmeno portato in questa sfortunata trasferta, ma quel petardo è stato "effetto", non "causa" degli scontri, altrimenti si vuole distorcere la realtà facendo passare per vittime i carnefici, col solito metodo di gettare fango e infamia sui nostri club organizzati. Di queste manovre fuorvianti e montate ad hoc da giornalisti ed opinione pubblica che vorrebbero estinguere il tifo foggiano ne abbiamo le scatole piene e lo stereotipo del tifoso rossonero violento lo respingiamo al mittente, con fermezza, una volta per tutte.
Ma torniamo ai fatti. Per fermare chi da quel bar di Nocera stava lanciando di tutto, qualcuno ha cercato di porre fine all’aggressione buttando un petardo nella mischia. Gesto da condannare, ci mancherebbe, ma una cosa è sbagliare per difendersi, altra è sbagliare per aggredire, come si vorrebbe far credere leggendo certi articoli sfacciatamente di parte scritti da chi a Nocera magari nemmeno c’era. La polizia al contrario era presente, e sono sicuro che la verità emergerà presto punendo certo i colpevoli, ma distinguendo le responsabilità per gravità fra chi ha provocato senza motivo e chi si è dovuto difendere, anche se talvolta eccedendo nella risposta alle provocazioni.
Quanto poi all’aggressione alla ricevitoria di Nocera Superiore, tanto enfatizzata da video e sermoni di condanna, anche in questo caso i tifosi foggiani hanno agito per difesa, sicuramente in modo sconsiderato e minaccioso,  forse esagerando nella reazione, ma anche in questo caso solo dopo le ennesime provocazioni subite al loro passaggio nei pressi di quel locale (come le stesse immagini testimoniano). Ancora ingiurie, parolacce, portacenere e sedie imbracciate sul ciglio della strada in fare minaccioso da nocerini che sostavano dinanzi a quel posto. Si potrà dire magari che qualcuno ha reagito in nodo sproporzionato, che si poteva lasciar correre, ma quegli stessi ragazzi avevano già subito danneggiamenti ai loro mezzi nelle sassaiole precedenti e gli animi erano surriscaldati perché si voleva difendere l’incolumità dei propri mezzi visto la fine che avevano fatto altri furgoni partiti da Foggia. Le mazze? I bastoni? Armi portate preventivamente da casa per offendere? Non credo. Nelle immagini si sono viste maneggiare le aste flessibili delle bandiere, niente di più. I manganelli, se c’erano, erano quelli della celere. Bottiglie? Quelle erano nei pullman per bere, nessuno pensava di usarle come armi improprie se i nocerini non avessero organizzato un trabocchetto vero e proprio contro chi veniva da Foggia.
Adesso si dirà: "Ma che fai? Giustifichi la violenza?" No di certo. Una partita di calcio non deve essere mai occasione per inscenare episodi da guerriglia, e bene sarà se chi di dovere farà chiarezza sull’accaduto punendo chi ha sbagliato. Gli ultràs, per loro mentalità, sono i primi a sapere quali sono le regole e sanno accettare anche le punizioni, quando sono giuste, con coraggio e dignità. Ma a fare passare i tifosi della Nocerina per inermi cittadini aggrediti dalle orde barbariche rossonere non ci sto, è falso ed è ingiusto.
Sono un giornalista che si occupa più di tifosi che di calcio giocato. Coi tifosi del Foggia ci vivo, ci viaggio, sono uno di loro, li conosco bene e gli ho raccontati persino in un libro. E se scrivo e conosco i nostri tifosi, è normale che conosco e scrivo anche dei nostri ultràs. A loro mi ci sono avvicinato un po’ alla volta, con discrezione e grande rispetto, e ho avuto l’onore e il piacere di stare con loro, di entrare nei loro circoli, di conoscerli e stimarli, tutti, dai ragazzini ai capi, da chi a diciott’anni affronta una trasferta come un veterano, a chi ha invece gli anni per avere centinaia di trasferte tatuate sul cuore e nell’anima. Li difendo, sì, perché so che non è con la violenza che vogliono primeggiare sugli altri, ma solo con la forza della loro passione, in duecento contro un intero stadio, senza paura, ad urlare più di loro, coprire i loro cori, ovunque per l’Italia. Uno contro dieci, dieci contro cento, non importa, perché quando arrivano loro in uno stadio, a giocare fuori sono sempre gli altri, non ce n’è per nessuno.
Dico allora a chi di dovere, a chi decide, che se nessuno li provocasse, se nessuno cercasse il suo momento di gloria sfidandoli fuori dallo stadio, non dovremmo più raccontare di queste battaglie ormai fuori dal tempo e dalla storia, ma rimanere semplicemente ammirati a sentirli cantare ancora una volta, si giochi in serie A come in serie D, avvolti nelle loro bandiere e nei loro striscioni, confusi nei bagliori delle torce rossonere: "Mi diverto solo se... a giocare c’è il Foggia!"



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