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12/07/2019, 21:58



San-Benedetto


 



Giovedì, mentre ero intento a sorseggiare il mio primo caffè della giornata, lo sguardo si è concentrato sul calendario. L’undici luglio si celebra San Benedetto, patrono d’Europa. Quindi, non di uno Stato, di una Nazione, ma di un intero continente, dell’insieme di questi Paesi, così diversi, ma alla fine così uguali. Sì, è vero, la Svizzera è strutturata in maniera dissimile dall’Italia, ma anche in Italia ci sono i monti e le vette innevate. Va bene, il paesaggio della Francia non è uguale a quello dello Stivale, ma il mare l’abbiamo anche noi, a tratti addirittura in comune, da ricercare alla voce "Mediterraneo". Poi, in fondo, la gente, anche se ha i capelli biondi e gli occhi celesti e noi tendenzialmente più mori con occhi castani, nutre le medesime emozioni, prova sentimenti sovrapponibili ai nostri, possiede cinque sensi come tutti. Ognuno sarà sempre a sud di qualcuno e di un parallelo, ma basta ricordare la storia della nostra penisola, per capire che siamo stati dominati e ci siamo integrati con popolazioni di quasi tutta l’Europa. Ne abbiamo acquisito i costumi, scambiato usi, ricorrenze, persino dna con i matrimoni "misti" celebrati nei secoli. Questa è la nostra forza, le indiscusse virtù che ci caratterizzano, le singole peculiarità che, se alimentate, potenziano le abilità individuali. Non costituisce il ruolo di collante tra le anime una moneta unica, i tassi di interessi stabiliti a tavolino, il Pil, lo spread. Ma è lo sguardo innocente di un bambino, due persone che si tengono per mano, le carezze veicolate dai nonni, un bacio sotto la pioggia, un abbraccio tra due innamorati oltre confine. Oltre confine, appunto, sconfinato, infinito, senza dimora, senza pregiudizi, ritrosie, torto o ragione. Lasciamo perdere le etnie, le religioni, i tratti somatici. Perché siamo tutti individui nati per amare, per provare qualcosa di vero, di caldo, per l’altro. Perché la nostra provenienza è la stessa, il luogo dove siamo stati alloggiati per nove mesi è il ventre di una persona che ci ha donato la vita, l’esistenza per poter respirare lo stesso ossigeno, per poter essere illuminati dallo stesso sole, per osservare lo stesso cielo. E come il sole diffonde i suoi raggi, regalando il battito del cuore a tutti gli esseri viventi, così la matrice del nostro ciclo vitale possiede un nome che si declina e assume un senso e un significato allo stesso modo in tutta Europa: mamma. E la madre non fa distinzione tra i propri figli, ma li accetta e ne esalta le qualità, senza classifiche, esclusioni, promossi o bocciati. Perché all’ora di pranzo ci si riunisce tutti alla stessa tavola, mangiando le medesime nutrienti pietanze, sempre saporite e preparate con immenso amore da un’unica madre, come simbolo dell’Unione...Europea. 

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Non si autorizza la riproduzione totale o parziale 


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