blog
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
Solologo
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
Solologo

facebook
twitter
youtube
Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. 
12/07/2019, 19:29

internet, web



Tracciati,-profilati-e-catalogati:-il-Web-è-tutto,-non-diamo-tutto-al-Web!


 



Il 1995 è un anno che può essere considerato, a ragion veduta, un vero e proprio spartiacque tecnologico. Sino ad allora eravamo abituati ad una società composta da esseri umani con caratteristiche psico-fisiche uniche, geograficamente confinati nei luoghi di residenza e intellettualmente dipendenti dalle canoniche strutture adibite all’istruzione.
Ma gli ultimi anni del secolo scorso sono stati testimoni dell’avvento commerciale di Internet che, grazie alla diffusione virale supportata dai Personal Computer connessi alla rete, ha gettato le basi per ciò che oggi siamo abituati a chiamare "identità digitale", l’alter ego che ci rappresenta con valori alfanumerici nel World Wide Web.
La rete, termine alquanto semplicistico ma alla portata di tutti, è stata senza dubbio una rivoluzione tanto quanto lo fu a suo tempo la stampa: se con quest’ultima siamo stati in grado di tramandare il sapere non più verbalmente ma con la scrittura racchiusa in miliardi di libri, il Web ha collegato tra loro milioni di server in tutto il mondo i quali raggiungibili grazie ad un semplice protocollo, il cui creatore può vantarsi del "Premio Turing" e del titolo di "Sir" per citarne solo due, permettono ora la condivisione immediata di cotanto sapere che, oltretutto, la democrazia della rete permette di evolvere migliorandolo grazie all’apporto di ogni essere umano connesso.
Poi è arrivato il 2004! Un anno cruciale per l’umanità, già considerevolmente immersa nel Web, in cui si è passati dalle normali reti sociali "umane" (dove per rete sociale ci si riferisce convenzionalmente a persone che tra loro hanno un legame che può andare dalla conoscenza occasionale sino al vincolo familiare, passando per il rapporto professionale) alle reti sociali "digitali", ovvero i social network.
Facebook ne è il primo rappresentante: nato nel febbraio di quell’anno, a metà 2019 e grazie soprattutto alla navigazione in mobilità conta una media mensile di più di 2 miliardi di utenti attivi nel mondo, poco meno di 36 milioni in Italia.
Tutto questo, dal 1995 ad oggi, lo abbiamo amato e continuiamo ad usarlo massivamente... ma lo abbiamo anche accettato in maniera alquanto passiva e disinteressata. Navighiamo nel World Wide Web alla scoperta della conoscenza e alla ricerca di persone, per acquistare beni e servizi e per dare sfogo agli stati d’animo del momento. A parte l’ovvio costo di una connessione, fissa o mobile, per il resto l’accesso a Internet è gratuito. O forse non lo è?
Il concetto di denaro nella dimensione internettiana non è esattamente equivalente a quello del mondo reale. Dal Web versione 1.0 che permetteva agli utenti una limitata interazione con le pagine pubblicate in rete si è passati alla versione 2.0, totale ridefinizione dell’esperienza di navigazione ora "multimediale" grazie all’interazione con le piattaforme e la condivisione dei contenuti (ricordate la denominazione "cittadino digitale"?).
Oggi siamo alla versione 3.0, comunque ancora in evoluzione, di una rete globale in cui responsività, geomarketing, intelligenza artificiale e connettività iperveloce (giusto per citarne alcuni) si cibano e vivono delle informazioni identificative di ogni singolo utente. Navighiamo lasciando in rete una scia di informazioni generiche miste a dati sensibili similmente alle lumache sul marmo: scie visibili e, soprattutto, accessibili!
Ci iscriviamo a newsletter e piattaforme sociali senza dare importanza a come i nostri dati vengano gestiti. O nella migliore delle ipotesi sottoscriviamo, sì, aggiornamenti sul trattamento dei dati ma cliccando svogliatamente sul pulsante di conferma quando, invece, dovremmo prenderci tutto il tempo necessario per leggere clausole e note che spiegano (ma neanche tanto) cosa se ne fanno coloro che gestiscono questo sito o quel social network.
La moneta di scambio non è un conio, fisico o virtuale che sia, ma è un dato: dal nome all’orientamento sessuale, l’identità digitale che ne risulta è il singolo tassello di una immensa banca dati che chi ci offre il Web "gratis" si rivende al miglior offerente. E sono inutili in questa sede gli esempi che, lampanti, saltano alla mente... ci basti fare mente locale all’espressione imbarazzata di Mark Zuckerberg davanti al Senato USA in occasione dell’audizione sul caso Cambridge Analytica.
La nostra sicurezza tecnologica, la privacy nostra e dei nostri cari, sono questi i punti fermi che dobbiamo tener presenti quando facciamo il nostro ingresso quotidiano nel Web. Utilizzare password complesse, backuppare i dati di vita e di lavoro su dispositivo fisico (e non sul cloud), verificare le politiche della privacy dei siti su cui vogliamo interagire, installare plugin anti-tracciamento ed anti-phishing nel browser o, ancora meglio, utilizzare browser essi stessi votati a politiche antitracciamento. Insomma, navigare con intelligenza.
Dal 1995 le tre "W" rappresentano la conoscenza, la multiculturalità, l’abbattimento delle barriere geografiche. Per Sir Tim Berners-Lee, l’inventore della rete, questa deve essere quanto più democratica, interattiva e intercreativa. Ma per noi, suoi utenti fedeli, deve essere innanzi tutto sicura.

Riproduzione riservata ai sensi dell’art 65 sulla legge del diritto d’autore 
Non si autorizza la riproduzione totale o parziale



1
Create a website