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29/06/2019, 17:43



È-tempo-di-cambiare


 Il Foggia deve cambiare modello organizzativo per evitare nuovi fallimenti



Quanto contano i tifosi foggiani? 
Se guardate alle trasferte di questi due anni, a Cesena, Parma, Perugia, Ascoli e Verona solo per citarne alcune, ricorderete una marea rossonera sconfinata; migliaia di persone di tutte le età, di tutte le estrazioni sociali, uomini e donne accomunati tutti da una sciarpa, un cappello, una bandiera rossonera e dalla passione che prescinde dal risultato.
Poi ci sono le Curve, i tantissimi Gruppi, che sanno guidare, organizzare, coordinare il tifo dal primo all’ultimo minuto di una partita e anche oltre, come pochi sanno fare in Italia.
Infine, i singoli tifosi. 
Li trovi al bar la mattina, in ufficio, per strada; a Foggia come a Udine. Parlano della squadra come se fosse un pezzo della propria vita, un componente della famiglia; una religione più che una passione sportiva.
E, in fondo, è certamente più che una semplice passione.

Ma, torniamo alla domanda iniziale: "Quanto contano i tifosi del Foggia?"
La mia risposta è: "Dipende!"
Sì, dipende.
Al botteghino, quando ci sono da sottoscrivere abbonamenti, acquistare biglietti, contano tantissimo.
Per le paytv che offrono le dirette delle partite del Foggia, contano quanto i grandi club di Serie A.
Quando c’è da acquistare un oggetto, una tazzina, una maglia, allo store societario, contano.
Anche quando c’è da fare la colletta della disperazione i tifosi contano, come si è visto in questi giorni.

Tuttavia, c’è un posto dove in 99 anni di storia mai nessun tifoso ha mai contato nulla.
C’è una stanza dove nessun tifoso è ammesso.
C’è una porta che rimane ermeticamente chiusa e tiene fuori i 4.000 di Cesena, i 9.000 abbonati dello Zac, le Curve, i Gruppi, i singoli tifosi.
C’è un cancello che nessuno ha mai scavalcato in quasi un secolo di maglie rossonere; che ha retto l’urto di fallimenti, retrocessioni, disfatte sportive ed economiche.
È quello che separa, appunto da 99 anni, la proprietà del Foggia calcio dai suoi tifosi.

È tempo di cambiare.

Chi pensa che i problemi attuali, nient’affatto nuovi per i nostri colori, siano solo frutto degli errori della proprietà di turno, sbaglia di grosso.
I disastri economici che abbiamo subito in questo primo secolo di vita sono sempre stati determinati dall’adozione di un "modello" aziendale sbagliato che ha consentito al "padrone" di turno di gestire senza alcun controllo effettivo la società.
I tifosi, sin dalla fondazione, sono stati i finanziatori diretti o indiretti di un sistema dalla cui amministrazione sono esclusi, dove l’azionista fa quello che vuole e non dà conto non solo delle scelte tecniche e organizzative, il che potrebbe essere comprensibile, ma anche dell’organizzazione economica e finanziaria.
Salvo, poi, chiedere soldi per tappare i buchi della propria mala-gestione; e la giostra riparte.

È ora di prendere coscienza che la storia si ripete perché ripetiamo gli stessi errori.

Quindi, a questo giro, è opportuno che il Sindaco di Foggia, a cui verrà affidato l’onere di selezionare le manifestazioni d’interesse per formare la nuova società calcistica cittadina, ponga come condizione inderogabile per gli aspiranti "proprietari" l’affiancamento di un azionariato popolare (termine improprio vista la forma specifica prevista per i campionati dilettanti, ma utile a chiarire il concetto) con l’esplicita partecipazione al controllo della gestione amministrativa dell’ASD che si andrà a formare.
Il fine non è solo quello di apportare dei capitali al progetto sportivo, ma, soprattutto, effettuare quel controllo diretto sull’operato del nuovo Cda dell’Associazione.

Perché, non se l’abbia a male il Sindaco, ma delle chiacchiere sulla solidità dei soggetti presenti, passati e futuri che amministrano il Foggia calcio - con pochissime eccezioni che si perdono nei decenni scorsi - ne abbiamo piene le scatole.

E sappiano gli aspiranti "patron" che questa volta non rimarremo fuori dalla porta.



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Non si autorizza la riproduzione totale o parziale.


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