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19/05/2019, 16:01



Conto-corrente


 La questione delle quote di spettanza del saldo di conto corrente cointestato Comunemente si ritiene che nella gestione del conto corrente a firme disgiunte ciascuno dei cointestatari abbia il diritto di disporre di quote uguali della somma depositat



La questione delle quote di spettanza del saldo di contocorrente cointestato Comunemente siritiene che nella gestione del conto corrente a firme disgiunte ciascuno deicointestatari abbia il diritto di disporre di quote uguali della sommadepositata.Non è così. Una attenta lettura delcontratto che regola i diritti e i doveri delle parti evidenzia che ciascunodei cointestatari ha il diritto di poter disporre dell’intera somma iviregistrata, in ogni momento.Da sempre è netta,infatti, la contrapposizione tra l’aspettativa del cointestatario che siinterroga sulla quota che gli spetta del saldo, e il diritto di ciascuno diessi a prelevare l’intera somma.La quota presunta nelle comunioni di beni e nei rapportitra debitori e creditoriL’aspettativacreditoria comunemente sentita dai cointestatari pare trovare la propriagiustificazione normativa nell’art. 1101 c.c., secondo cui le quote dipartecipazione a una comunione si presumono uguali tra loro, e nell’art. 1298,2° comma c.c. che, regolando i rapporti tra debitori e creditori solidali,dispone che le quote di ciascuno di essi si presumono uguali.Nondimeno, però, questenorme incontrano dei limiti: Ø  daun lato, la presunzione ivi prevista è relativa e, ammettendo la provacontraria, dà adito al fatto che le persone interessate alla cointestazionepossano avere diritto a quote diverse tra loro;Ø  dall’altroil contratto statuisce che l’istituto di credito, se esegue le disposizionieffettuate da uno dei cointestatari, è liberato verso tutte le partiinteressate.L’inefficacia dei motivi dei cointestatariIl rapporto tra gliintestatari di un conto corrente e l’istituto di credito è regolato dalcontratto che vede le parti obbligate all’adempimento reciproco delle prestazioniivi statuite, senza che producano alcun effetto i motivi che animano icorrentisti.Questo principio,lineare e condivisibile, è stato ribadito dall’Arbitro Bancario Finanziario cheha appoggiato la linea difensiva di un istituto di credito che rigettava unarichiesta di revoca di un bonifico, pervenuta da un intestatario, perchél’ordine di pagamento era stato impartito dall’altro intestatario.Con l’occasione,l’ABF ricordava che: ... "è evidente chel’effetto principale della regolazione del rapporto "a firma disgiunta" si hanella facoltà dei cointestatari di disporre autonomamente del conto senzalimitazioni; lo stesso codice civile prevede, in caso di cointestazione delconto corrente, un regime di solidarietà attiva e passiva rispetto ai saldi delconto (artt. 1854 e 1292 ss. c.c.). Proprio l’effetto della libera disposizionedel saldo del conto fa sì che, nel caso qui in esame, l’ordinante - coniuge delricorrente e cointestatario del conto - abbia legittimamente posto in essere,in autonomia (quindi senza placet dell’altro cointestatario), l’atto didisposizione oggetto di vertenza". Quindi, il ricorrenteha perso l’arbitrato perché i motivi e le intenzioni a fondamento della propriarichiesta di revoca del bonifico non hanno rilievo giuridico in quantoappartengono alla sfera interpersonale; l’istituto di credito, infatti, è terzorispetto alla situazione che intercorre tra correntisti, e in quanto tale èobbligato ad eseguire gli ordini, senza poterli sindacare.Il caso del pignoramento presso terziPuò accadere che nelcorso della durata di un contratto di conto corrente uno dei cointestatari siainteressato da una procedura esecutiva presso terzi, comportando la notificadell’atto di pignoramento all’istituto. Nel caso in cui ilcliente pignorato risulti cointestatario di un conto corrente con altrapersona, estranea all’ingiunzione, risulta necessario chiarire qualecomportamento debba tenere la banca.L’istituto deverendere una dichiarazione ex art 547 c.p.c. ove indichi il saldo complessivo delconto alla data della notifica, specificando che tale rapporto è cointestatocon un’altra persona, estranea all’atto, mantenendo pur tuttavia custodita, equindi bloccata, l’intera somma.Per consentire alcointestatario, estraneo all’ingiunzione, di far valere le proprie ragioni,costui dovrà riceverne notizia dalla banca, e successivamente potrà costituirsiin giudizio adducendo le proprie ragioni ex art. 619 c.p.c.=Di regola laprocedura di pignoramento di una somma comune va ricondotta alla fattispeciedell’espropriazione di beni indivisi, regolata dagli artt. 599 e seguenti, eprevede norme specifiche a tutela del comproprietario, che andrà convocato esentito dal Giudice.Una tale previsionenormativa garantisce, evidentemente, sia la tutela degli interessi delcointestatario del conto pignorato, che l’interesse dell’istituto di credito amantenere il proprio ruolo di terzo, estraneo alle questioni interne traintestatari.Quindi, nel caso diun conto corrente cointestato interessato da una procedura esecutiva e soggettoa pignoramento, sarà il cointestatario estraneo alle ragioni della pretesacreditoria azionata a dover agire per far valere le proprie ragioni, proponendoopposizione davanti all’autorità adita. Non sortiranno alcuneffetto eventuali rimostranze sollevate contro la banca che, dal momento dellanotifica dell’atto di pignoramento, assume la funzione di ausiliario delgiudice.Diverso è il caso delpignoramento che viene azionato per recuperare crediti erariali, maturati e nonpagati, debitamente certificati da cartelle esattoriali, regolarmentenotificate. La normativa cheregola queste procedure esecutive è contenuta nel DPR 1973 n. 602 ed èspeciale; essa deroga al codice di procedura civile e prevede, tra l’altro, chel’ente creditore possa agire direttamente contro il debitore in mora, senzaadire l’autorità giudiziaria, ma ci pare non prenda in considerazione il casoparticolare del pignoramento di beni comuni o indivisi, come il conto correntecointestato.Quindi, ricordandoche i principi generali del diritto dispongono che una legge speciale non puòessere interpretata estensivamente o applicata per similitudine a fattispecieaffini, il pignoramento notificato ex art. 72 bis del DPR n. 602 del 1973 nondovrebbe produrre la propria efficacia nei confronti di conti correnticointestati.Il funzionamento della compensazione nel caso del contocorrente cointestatoL’istituto dellacompensazione prevede che, in caso di mancato adempimento delle proprieobbligazioni pecuniarie, la banca è legittimata a compensare il proprio creditocon il saldo risultante dal conto corrente, seppure cointestato con terzi.Di regola lacompensazione è disciplinata espressamente nei contratti di conto corrente edil loro fondamento normativo va ritrovato negli artt. 1853 c.c. (Compensazionetra i saldi di più rapporti o più conti) secondo cui "se tra la banca e icorrentisti esistono più rapporti o più conti, ancorché in monete differenti, isaldi attivi e passivi si compensano reciprocamente, salvo patto contrario" e1243 c.c., 1 comma, a norma del quale "la compensazione si verifica solo tradue debiti che hanno per oggetto una somma di danaro o una quantità di cosefungibili dello stesso genere e che sono ugualmente liquidi ed esigibili". Quindi, sotto unprofilo pratico, il cointestatario moroso vedrà estinto il proprio debito mapotrà vedersi contestare il mancato rispetto degli accordi personali da partedell’altro intestatario, e tali ragioni non potranno essere fatte valere versola banca.Con decisione n.9719/2018 l’ABF ha statuito, inoltre, che l’istitutodella compensazione opera nei conti cointestati a prescindere dalle modalitàcon cui viene alimentato il conto stesso e, quindi, a prescindere da qualsiasiaccordo interpersonale tra i cointestatari. Non osta che il conto cointestatofosse alimentato da provvista proveniente esclusivamente da uno dei duecorrentisti cointestatari, giacché "la cointestazione vale a rendere solidaleil credito o il debito anche se il denaro sia immesso sul conto da uno solo deicointestatari o da un terzo a favore dell’uno, dell’altro o di entrambi" (Cass.civ., n. 4496 del 24 febbraio 2010). Dunque, per effettodella solidarietà attiva, il saldo del conto corrente dedotto in lite rientravanella libera disponibilità di tutti i cointestatari, non potendosi su talepiano riscontrare alcun impedimento all’operatività della compensazione. Il funzionamento anche di questo istitutoconferma che elemento centrale del funzionamento del conto cointestato è lapiena disponibilità del saldo, in ogni momento.


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