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17/06/2019, 21:38



Unknown-Pleasures,-disco-in-vinile-dei-Joy-Division,-compie-40-anni-


 



La rivista Rolling Stone lo ha inserito al decimo posto nella lista dei 100 migliori album di debutto di tutti i tempi.  
Il classico disco ibernato che il tempo non ha osato scalfire, anzi ha saputo velare, depositando sulla sua superficie uno strato preziosissimo di illusione. 
Per infatuarsene basta sentire l’incipit dell’iniziale "Disorder", un avvio shock, come un colpo di cannone all’alba. 
Il disco del dolore, dell’incendio emotivo di Ian Curtis, vocalist e anima del gruppo Joy Divison. Malato di epilessia fotosensibile, morì suicida il 18 maggio del 1980, a soli 23 anni, impiccandosi ad una rastrelliera nella  cucina  nel  suo appartamento al n.77 di Barton Street in Macclesfield (UK). 
Il dramma umano di chi canta la propria lucida disperazione, con una lirica che si fa sempre più lugubre, tenebrosa, apocalittica, ove si entra nella stanza del dark più cupo e desolato. Dalla minacciosa apertura a ritmo tribale di "Disorder" a "Interzone", ballata catatonica, per poi virare in Shadowplay con Ian Curtis che  mette in scena il suo epitaffio e parla con la serenità di chi ha già preso la sua decisione. 
Gelida è la loro musica, gelida è la voce che canta parole che esprimono la più totale solitudine: Curtis accetta la propria totale sconfitta, per questo le sue parole esprimono una forza interiore devastante e il modo in cui riesce a mettere  l’abbrivio a  tale sofferenza è realmente commovente. Egli si confessa con il cuore in mano, racconta ai suoi ascoltatori che cosa ha in mente di fare e i motivi che lo spingono a farlo. 
I concerti dei Joy Division diventano ben presto dei fenomeni di culto; i componenti del gruppo si presentano di solito vestiti di nero, sullo sfondo una scenografia scarna, essenziale, e in primo piano solamente la musica con la sua particolarissima voce struggente  che  domina la scena. 
Il pubblico rimane sbalordito... 
Fa paura Unknown Pleasures perché a distanza di 40 anni ci trasmette  a livello empatico ed epidermico quelle angosce, paure, incertezze e desolazioni che sono alla base del nostro vivere quotidiano.
Benvenuti nell’atrocità dell’esistenza.


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