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09/06/2019, 20:48



Quando-la-Nostra-Donna-Vergine-Maria-fu-annunziata-dall’Angelo-GabrielloeloLO-GABRIELLO


 Ci arriva come un’astronave dal passato questo testo di Feo Belcari, poeta minore del Quattrocento fiorentino. Fu rappresentato la prima volta in San Felice in Piazza il 25 Marzo del 1471 con la solennità che gli spettava quando il computo ...



Ci arriva comeun’astronave dal passato questo testo di Feo Belcari, poeta minore del Quattrocentofiorentino. Fu rappresentato la prima volta in San Felice in Piazza il 25 Marzo del 1471 con lasolennità che gli spettava quando il computo dell’anno a Firenze era propriamenteab Annuntiatione. 
Il linguaggio in versi in ottava rima dalla costruzione a volte contortae la forma drammatica di intrattenimento a scopo edificatorio furono i motividi una nostra iniziale diffidenza. In seguito è prevalso il proposito di farnemateria per una struttura spettacolare che sorprendesse gli spettatori di oggi riproponendol’uso medievale dello spazio sacro con lo svolgimento dell’azione drammatica nondi fronte, ma tutt’intorno ad essi, procurando l’effetto di un accentuatocoinvolgimento. E così nella nostra soluzione gli astanti si trovano al centrodella celeste disputa tra i gruppi degli Angeli, delle Virtù, dei Profeti edelle Sibille, che vede contrapposti i principi della Misericordia e della Pace(che vorrebbero l’uomo graziato della condanna eterna) a quelli severi,anch’essi divini e irrinunciabili, della Verità e della Giustizia. I personaggi (acui abbiamo evitato prevedibili tonache e camicioni) li abbiamo visti come viaggiatoricolti nel momento di una temporanea sosta del loro lungo viaggio per le fredde regionisiderali alla ricerca di un individuo capace di scaldare di nuova Speranza ilcuore di un universo rimasto buio e deserto. In abiti bell’epoque, incappottati e con valigie, appaiono volutamente fuorimoda, ma ancora riconoscibili come simili a sé dallo spettatore odierno. E pure fuorimoda ma (proprio per questo) affascinante ci è parsa infine la lingua diBelcari paragonata da Pietro Giordani in lettere a Cesari e a Leopardi ad un arancio in gennaio, un frutto del Trecento nel Quattrocento diuno scrittor purissimo e di utilissimasemplicità. 
 Certo, ilcontenuto del testo è evidentemente limitato da un sentimento religioso devotosì, ma troppo semplice, chiuso e stantio, di già superato alla sua stessa epocadagli spiriti più avanzati dell’Umanesimo che proprio dalla Firenze di alloradirompeva per informare l’Europa e il mondo a un nuovo pensiero critico e laicoper una riscoperta dignità dell’individuo. 
Di qui la nostra risoluzione diintegrare i versi di Belcari con un famoso passo dall’Horatio de hominis dignitate in sintonia col sentire religiosomoderno, e di fare di Pico della Mirandola uno dei personaggi della nostrarielaborazione scenica. Può la libertà di scelta dell’uomo coesistere coldisegno divino? E la misericordia può darsi insieme alla giustizia e allaverità? 
Allaconclusione della Rapresentazione è l’intervento divino a conciliaregli opposti e a risolvere le contraddizioni. 
Una riflessione sul mistero di unDio che entra nella storia degli uomini non tra squarci tremendi di nuvole etra schiere di angeli guerrieri, non annunciato da trombe squillanti, ma che sidispone all’umile e doloroso sacrificio di sé per una offerta del Bene a tuttie a ognuno.


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