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01/06/2019, 01:56



Stanlio-e-Ollio,-immortali-amici-dell’umanità


 Ci sono voluti più di cinquant’anni dalla loro scomparsa perché il mondo del cinema si ricordasse di Stan Laurel ed Oliver Hardy, per tutti Stanlio e Ollio, il duo comico per antonomasia, che sin dai primordi del cinema muto, insieme ad altri due ...



Ci sono voluti più di cinquant’anni dalla loro scomparsa perchéil mondo del cinema si ricordasse di Stan Laurel ed Oliver Hardy, per tuttiStanlio e Ollio, il duo comico per antonomasia, che sin dai primordi del cinemamuto, insieme ad altri due mostri sacri come Charlie Chaplin e Buster Keaton,hanno imperversato e divertito nelle sale cinematografiche di mezzo mondo. 
Unoinglese, raffinato, esile, l’altro newyorkese di Harlem, goffo, grassone, hannoaccompagnato l’infanzia e l’adolescenza di milioni di bambini strappandosorrisi vivifici con un’eleganza e una leggerezza mai più eguagliata. 
Chi ha lamia età (ma non solo) non può non avere impresso nella memoria almeno unascena, un balletto, uno scivolone buffo di uno degli innumerevoli film diquesta coppia intramontabile, una vera e propria icona buona del ’900, ilsecolo disastrato dalle immani tragedie di due conflitti mondiali. Stanlio eOllio sono stati le tate catodiche di tutti noi, due giullari nati per farcicompagnia, degli zii, dei parenti, dei vicini di casa: due persone che ci èsembrato di conoscere davvero e ai quali tutti sentiamo ancora di voler bene. 
Era nei gesti e nella mimica la loro grandezza, non a caso il sonoro nonstravolse il loro modo di interagire con il pubblico. I loro balletti leggiadrisconvolsero e sorpresero gli spettatori rispetto al modo di porsi dell’epocadei divi più affermati del pianeta hollywoodiano. Stanlio era l’ancella chedanzava intorno ai delicati saltelli di Ollio, balletti che ricordavanotanto immaginari ippopotami volteggiare sull’acqua con una bombetta nera sulcapo. 
Scene quasi da cartoon tanto parevano improbabili. Ma come spessosuccede, all’enorme successo di pubblico non corrispose una vita privataall’altezza. Tutt’altro. Scelte personali discutibili e un po’ d’ingenuità nelgestire i propri guadagni, ridussero quasi ad un inferno le loro vite fuori dalgrande schermo, soprattutto a carriera finita. 
Aggiungiamo che la gente non gliperdonò di invecchiare. I cartoon non invecchiano. Topolino piuttosto che Heidio Nembo Kid non invecchiano mai, non si ammalano, sono sempre uguali a séstessi, e il duo comico ingrigito e cambiato non poteva competere con l’iconaimmortale delle loro immagini, impresse nelle menti di tutti in maniera cosìindelebile. Allora scivolare nell’oblio è stato quasi scontato, inevitabile.  
 A ripescarli, anche se con colpevole ritardo, ci ha pensato peròJon S. Baird con questo film - Stanlio & Ollio - che, più di Stan Laurel eOliver Hardy, racconta di un’amicizia difficile ma profonda, quasi commovente,fra due persone così diverse ma in fondo così simili, leali nella vita come losono stati sullo schermo, nonostante le complicazioni di un’esistenzadifficile. Splendide le interpretazioni di John C. Reilly (Ollio) e soprattuttodi Steve Coogan (Stanlio) che, complice un impressionante somiglianza,riproduce con disarmante naturalezza le movenze clownesche che reseroceleberrimo Laurel. 
Condivido la scelta degli sceneggiatori di tenere solo comesfondo l’aria triste del declino dei due, all’ultima uscita pubblica nei teatridi periferia della Gran Bretagna, così come rimangono solo accennate le umanedebolezze personali che tanto hanno condizionato (e rovinato) la vita dei dueattori. Questa scelta toglie molto alla drammaticità del film che tratta Laurele Hardy, ancorché ai titoli di coda della loro storia, dunque pervasi di unanaturale malinconia, con la stessa leggerezza, lo stesso pudico riserbo, che hacaratterizzato la loro straordinaria carriera. 
Consiglio questo film a tuttiquelli che hanno amato e amano Stanlio e Ollio, ma soprattutto alle nuovegenerazioni, a chi non ha mai visto nemmeno un loro cortometraggio. Nel mondodegli smartphone e del web, perduti davanti alle loro Play Station, quantoavrebbero ancora bisogno i nostri bambini, i nostri ragazzi, di smettere per unattimo di pensare e lasciarsi andare in quel mondo di sorrisi semplici eteneramente autentici che ancora oggi saprebbero regalargli questi due immensiamici dell’umanità


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