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12/05/2019, 22:57

Foggia



Lacrime-di-coccodrillo


 Avevamo fatto un patto. Avevamo deciso di rispettare le buone intenzioni degli attori principali di questa vicenda, che a più riprese si erano rivolti a noi tifosi e a tutta la gente di Foggia per rassicurare tutti del fatto che si era perfettamente



Avevamo fatto un patto. Avevamo deciso di rispettare le buone intenzioni degli attori principali di questa vicenda, che a più riprese si erano rivolti a noi tifosi e a tutta la gente di Foggia per rassicurare tutti del fatto che si era perfettamente coscienti del valore simbolico del risultato sportivo e per giurare che non sarebbe mancato l’impegno sul campo per mantenere la categoria. Abbiamo rispettato questo patto, aspettando la fine del campionato per poter esprimere un parere. Finalmente questo calvario è finito, tra le lacrime delle migliaia di tifosi che hanno fisicamente accompagnato la squadra in lungo e in largo per l’Italia e di tantissimi altri che si sono aggiunti alla marea rossonera virtualmente. Messi tutti insieme siamo davvero tanti.
La sconfitta di Verona é solo l’ultimo strazio di un campionato iniziato tra le difficoltà, proseguito come peggio non si poteva e terminato con quel ultimo profondo sospiro (le inutili vittorie contro Salernitana e Perugia) che anticipa la fine, la disfatta. L’immagine del Bentegodi già svuotato della curva rossonera e con i giocatori distesi sul campo di gioco con le mani sugli occhi é l’immagine perfetta di una stagione maledetta. Quelle mani sugli occhi non sono, a mio avviso, un gesto di discrezione per nascondere la tristezza, ma sono invece l’ultimo stupido tentativo di non voler vedere, di non voler capire. Avrebbero, invece, dovuto guardare la curva che si svuotava. Avrebbero dovuto vedere le facce disperate di tutti quelli che, dopo un anno di chilometri, tornavano a casa senza sapere cosa ci riserva il domani. Avrebbero dovuto immaginare, ancora una volta, cosa significa essere foggiani e immedesimarsi negli stati d’animo di un popolo che, smaltita la delusione, tornerà, come sempre ha fatto, a respirare calcio. Tanto, ne abbiamo passate di tutti i colori. Questa è solo una sfumatura in più.
La caccia alle streghe è già iniziata e diversi sono i candidati al rogo. Io voglio dire la mia, senza la presunzione di avere la risposta esatta. In tutti i campi ed in tutti i settori, senza eccezione, i risultati sono una conseguenza diretta delle scelte della proprietà. Funziona così per le aziende, funziona così per le società sportive. Il risultato sportivo del Foggia non può essere una eccezione. La famiglia Sannella ha dovuto pagare per colpe altrui (nello specifico, colpe del dottor Curci) e si è vista privare della propria libertà personale. Perdonatemi, ma credo che, quando si viene trattati come delinquenti, é necessario riordinare le priorità ed, in questo caso, non mi sento di criticare le scelte comunicative dei due proprietari, ai quali, invece, va il mio ringraziamento per quanto fatto finora e nella speranza che, come gente di Foggia, trovino la forza per ripartire dagli errori commessi, più forti di prima. Non trovo giustificazioni, invece, per la imprevista ed inaspettata latitanza del presidente Fares, il quale avrebbe dovuto esporsi.
Per quanto evidentemente influenti in molti aspetti della società sportiva, né i fratelli Sannella né il presidente Fares possono determinarne i risultati nel breve periodo. La dirigenza fa scelte il cui impatto si valuta nell’arco della stagione sportiva, esattamente come succede nelle aziende. Ci si pone degli obiettivi stagionali, che siano risultati sportivi o di vendite, e si verifica l’andamento sulla base di report quadrimestrali, semestrali o annuali. Il percorso per raggiungere i target stagionali lo determinano le seconde linee, le quali se ne assumono la responsabilitá. Nel caso del Foggia Calcio, le seconde linee sono rappresentate dal DS e dalle persone che rispondono alla sua autorità: il direttore tecnico (l’allenatore) e il team manager e lo staff medico e, a cascata, fino ad arrivare ai calciatori. Le seconde linee nell’organizzazione societaria del Foggia Calcio sono quelle che si assumono la responsabilità di ottenere i risultati sportivi che rispondano alle strategie societarie definite per la stagione in corso.
Non é colpa della dirigenza se ieri pomeriggio né Iemmello né Galano sono riusciti a spingere in porta da due passi il pallone. A scanso di equivoci, non sto dando la colpa della sconfitta di ieri né a Pietro né a Cristian. Certo, entrambi si sono resi protagonisti di errori grossolani ed inaspettati da due come loro. Detto questo, ancora una volta a Verona, abbiamo visto una squadra abulica, estranea al ruolo che si era ritagliata nel corso dell’anno ed invece più propensa al gioco di fioretto. Abbiamo visto il solito possesso palla, sterile, il quale ha creato una sola occasione nei primi 25 minuti, con un tiro di Kragl miracolosamente deviato. Nei successivi 10 minuti abbiamo visto i corsi verdi, con il Verona che ha preso il pallino del gioco e che in 4 o 5 occasioni si é presentato pericolosamente davanti a Leali e non siamo capitolati proprio grazie al nostro portierone. Il gol di Pietro Iemmello non é venuto da un’azione corale, non é arrivato su uno schema da calcio piazzato. Pietro ha semplicemente fatto quello che, in questa categoria, pochi sono capaci di fare: si é inventato un gol. Ci ha fatto un regalo enorme. Ci ha ricordato perché lo chiamiamo "Re Pietro". É corso sotto la curva a sventolare la sua maglia, nonostante tutto. Eravamo salvi. Non ai playout, salvi. Perché l’imprevedibile si stava materializzando. Avevamo fatto appello alla sportività di Carpi e Padova, timorosi di "biscotti". Allo stesso tempo, la Salernitana continuava la sua caduta libera. Salvi non siamo durati né 10 minuti. Perché al gol di Pietro é ritornato quell’atteggiamento spocchioso ed arrogante di una squadra che pensa di aver risolto i suoi problemi e si ritira indietro pensando che, a 30 minuti dalla fine, il Verona non avrebbe avuto una reazione. Puntualmente, é arrivato il gol avversario. Niente drammi, ci puó stare. Ma non lo hanno neanche dovuto sudare. Quello che segue sono le due occasioni madornali già citate in precedenza ed uno scellerato intervento di Martinelli su una palla inutile che regala un rigore sacrosanto al Verona. Gli ultimi 10 minuti sono un de profundis che non vale la pena neanche commentare. Eravamo salvi, siamo retrocessi direttamente, senza neanche passare per i playout. Inimmaginabile, fino a pochi minuti prima.
E al danno si aggiunge la beffa. Quelle lacrime di coccodrillo, quelle mani a tappare gli occhi, mentre la gente di Foggia, con la sua tristezza discreta e fiera, si rimette in macchina per tornare a casa, pronta per ripartire il prossimo anno, sarà quel che sarà. Presenti, come sempre.


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