Non c’è solo Sinner nel tennis, gli outsider Paolini e Musetti ci fanno sognare a Wimbledon

C’era una volta Adriano Panatta, non il miglior tennista di sempre, ma sicuramente uno di quelli che ha giocato meglio a tennis nella storia di questo sport. Unico a riuscire a battere un “certo” Bjorn Borg al Roland Garros inventando tennis, come la sua famosa “veronica”, cioè lo smash di rovescio spalle alla rete. Oggi c’è in Italia chi ce lo ricorda, e molto: si chiama Lorenzo Musetti, da Carrara, 22 anni, quarto italiano di sempre a raggiungere una semifinale nel tempio del tennis. Ma contrariamente ai suoi predecessori, Pietrangeli, Berrettini e Sinner, inventando anche lui tennis in una partita tiratissima (vinta 3-6 7-6 6-2 3-6 6-1) contro quel Taylor Fritz, 13 del seeding mondiale (già numero 5) che in carriera ha conquistato il prestigioso Master 1000 d’Indian Wells battendo un certo Rafa Nadal, che ha raggiunto i quarti in tutti gli Slam e che due giorni fa ha eliminato Alexander Zverev (numero 4 del tabellone e fra i favoriti per la vittoria finale).
In una partita in cui ha impartito lezioni di tennis all’americano, soprattutto nel terzo e nel quinto set, Musetti si è inventato un pallonetto vincente con una demi volèe da metà campo, per poi ripetersi con un inedito smash “smorzato” a un millimetro dalla rete, che ha lasciato Fritz e il pubblico del Number One Court di Wimbledon senza parole e a spellarsi le mani alla presenza della Regina Camilla, che ha assistito alle oltre tre ore del l’ultimo match dei quarti di finale senza perdersi un punto.
Lorenzo Musetti ora affronterà in semifinale una leggenda del tennis, quel Nole Djokovic, già 7 volte campione a Londra e ultimo superstite dei “big three” (con Federer e Nadal), che negli ultimi vent’anni, come nessuno mai, hanno vinto tutto quello che era possibile vincere nel tennis, lasciando solo le briciole ai loro avversari.
Il Djokovic che incontrerà Musetti è forte, sì, ma gli “paga” più di 15 anni di differenza, e non è certo più quello contro il quale solo Nadal e Federer avevano la forza e la classe per batterlo in uno Slam.
Musetti in un Major con Nole ci ha già giocato, negli ottavi al Roland Garros del 2021, perdendo al quinto per ritiro dopo aver dominato i primi due set, e lo ha pure sconfitto, sulla terra di Montecarlo, sempre agli ottavi, solo l’anno scorso, in tre combattutissimi set. Sfida impossibile? Probabile, tuttavia Lorenzo sa esaltarsi proprio in quest’incontri e il Central Court dell’All England Lawn Tennis Club sarà tutto per lui, soprattutto dopo la dura polemica contro gli spettatori del “Centrale” accesa in diretta da Djokovic dopo la sua facile vittoria negli ottavi contro Rune.

Ma la storia per il tennis tricolore l’ha fatta a Londra non solo Musetti, ma anche e soprattutto Jasmine Paolini, ventottenne tennista da Bagni di Lucca, anch’essa toscana, rinfrancata dall’ex tennista Renzo Furlan, che in un anno è riuscito a farle scalare la classifica WTA portandola fra le prime 10 al mondo (ora virtualmente n. 5), recente finalista al Roland Garros (terza italiana di sempre) e adesso entrata nell’olimpo delle più grandi tenniste italiane della storia conquistando, unica mai fra le azzurre, le semifinali a Wimbledon “asfaltando” un’altra americana miliardaria, quella Navarro (6-2 6-1 il risultato finale) che negli ottavi aveva eliminato addirittura Coco Gauff, una delle pretendenti al titolo.
C’è un parallelismo fra Musetti e la Paolini, entrambi giocano un tennis spettacolare, sempre in spinta, sempre all’attacco, non disdegnando colpi “impossibili” e concedendo spettacolo a tutto campo.
Ma se per Musetti c’è un Himalaya da scalare per ambire a imbracciare la “coppa dorata”, trovandosi di fronte non solo Djokovic, ma in caso di vittoria uno in finale fra Medvedev e Alcaraz (oggi forse il miglior “erbivoro” in circolazione), per Jasmine il sogno di essere la prima italiana a sollevare al cielo il prestigioso “vassoio d’argento” non è così irrealizzabile, visto che la favorita Swiatek si è persa per strada, insieme alla Gauff (prime due del tabellone), e che se superasse in semifinale la croata Vekic, dovrebbe confrontarsi in finale con la n. 4 del seeding, già vincitrice dei championship, quella Elena Rybakina che se la Paolini affrontasse con il tennis impeccabile e agressivo dimostrato contro la Navarro, non partitebbe di sicuro battuta.
Il tennis allora non è solo Sinner, e continua incredibilmente ad appassionarci e ad ambire ad essere lo sport più seguito in Italia dopo il calcio (che d’italiani in serie A ha sempre meno protagonisti in campo, vedi di conseguenza i risultati mortificanti della Nazionale).