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Cultura

10/10/2019, 11:41



Consapevoli-e-protetti-contro-il-cyberbullismo


 



Realizzato dalla partnership tra Fondazione Carolina Onlus ed AICA (Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico), "Cyberscudo" è un programma di certificazione utile per apprendere i concetti essenziali alla prevenzione del cyberbullismo che, mediante modulo di esame, fornisce le competenze necessarie per la fruizione della rete in maniera consapevole e sicura.
 
Pensata per gli adolescenti ed i preadolescenti e non esclusivamente nell’ambiente scolastico, quindi quei soggetti tra i quali il fenomeno risulta essere maggiormente diffuso, tale certificazione permetterà, innanzi tutto, di conoscere il cyberbullismo nei suoi aspetti sociali, tecnologici e legali così da raggiungere la consapevolezza del fenomeno ed ottenere gli strumenti adeguati per prevenirlo e combatterlo.
 
Così come, ad esempio, per la Certificazione ECDL, anche Cyberscudo è pensato come un modulo d’esame che, nello specifico, prevede 36 domande (teoriche) a risposta multipla alle quali rispondere in 45 minuti di tempo. La prova e la verifica finale dei test vengono realizzata mediante il sistema ATLAS presso i Test Center accreditati.
 
Queste le argomentazioni trattate:
  • Bullismo: comprendere il fenomeno e contestualizzarlo.
  • Cyberbullismo: comprendere e contestualizzare il fenomeno del cyberbullismo; le manifestazioni di cyberbullismo; altre manifestazioni di disagio in rete.
  • Il sexting: comprendere e contestualizzarle il fenomeno del sexting.
  • Implicazioni legali di un atto di cyberbullismo: la legge L.71/2017 per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo; concetto di Responsabilità legato ai reati a mezzo internet; conoscere i reati a mezzo internet.
  • Il trattamento dei dati personali: conoscere le nuove norme in materia di Privacy e protezione dei dati personali introdotte dal GDPR.
  • Attività on line: concetti di sicurezza; comportamento da tenere nelle conversazioni on line; social network e applicazioni per la condivisione di foto e video; conoscere il funzionamento dei principali social network.
 
Con esito positivo, oltre al certificato specifico "Cyberscudo" il candidato otterrà le necessarie competenze per:
  • riconoscere e prevenire casi di cyberbullismo, palesi e nascosti;
  • agire con le giuste modalità in presenza del fenomeno;
  • comprendere i principali aspetti giuridici e normativi;
  • riconoscere i rischi presenti sui principali social network.
 
10/10/2019, 11:29



Illegittima-segnalazione-in-Centrale-rischi:-il-danno-è-in-"re-ipsa"


 



Laquestione è stata oggetto di un interessante provvedimento del Tribunale diTorino che, con ordinanza depositata in data 26.6.2019 - RG. n. 13543/2019 - haaccolto il ricorso proposto ai sensi dell’art. 700 c.p.c., con il quale venivarichiesta l’immediata cancellazione dalla Centrale Rischi e dal Crif, di unasegnalazione a sofferenza risalente al 2011 e della quale il ricorrente avevapreso contezza solo nel 2018.Lapronuncia rileva sotto molteplici profili.Inmerito alla sussistenza del fumus boni juris, in applicazione della normativadisciplinante la materia in esame (art. 125 comma 3 del TUB -applicabile allaCR di Banca d’Italia e al CRIF- art. 4 comma 7 del Codice di Deontologia eBuona condotta per i Sistemi di informazione creditizia - applicabile al CRIF-e la Circolare della Banca d’Italia n. 139/1999), il Giudice ha confermato laillegittimità della segnalazione posto che la Banca non aveva preventivamenteavvertito il ricorrente dell’imminenza della segnalazione stessa, nellemodalità e forme prescritte dalla legge.
Daricordare, infatti, che sulla banca incombe l’onere della prova che ilpreavviso della segnalazione sia antecedente alla stessa e quando ciò non venga"provato", scaturisce l’inadempimento dell’ istituto di credito. 
Dunque,l’invio del preavviso deve considerarsi requisito indefettibile per la validitàdella segnalazione a sofferenza, avendo (il preavviso) lo scopo di consentireall’interessato non solo di interloquire con la banca circa la legittimitàdella comunicazione ma anche di consentire eventualmente un pagamento proprio perevitarne la informazione, stante la gravità delle conseguenze connesse ad unasegnalazione a sofferenza.
L’orientamentosopra enunciato è stato più volte ribadito anche dalla giurisprudenza di meritosia in relazione alla segnalazione Crif, che in relazione alla Centrale Rischidella Banca d’Italia (Tribunale Brindisi 15.5.18; Tribunale Firenze 20.06.16; Tribunale Asti 24.06.15; TribunaleSalerno 07.04.15, ed altri).Sottoil profilo del periculum in mora, il Giudice torinese conferma l’orientamento,più volte espresso dalla giurisprudenza, a mente del quale il presupposto deldanno grave e irreparabile a seguito di segnalazione illegittima, è in re ipsa,
Unaingiusta notizia produce di per sé un danno al soggetto segnalato, consistentenell’impossibilità di accesso al credito ed i suoi effetti risultanoaddirittura permanenti, dovendosi ritenere fatto notorio che una tale informazionesi riflette in termini negativi sul merito creditizio imprenditoriale,determinando una sorta di reazione negativa a catena del ceto bancario, sì chel’errata iniziativa di un istituto di credito non può passare inosservata. 
Il Tribunale di Torino conferma poi lasussistenza del periculum anche laddove sia intercorso un ampio lasso temporalefra la segnalazione (nel caso di specie anno 2012) e il ricorso cautelare(2019). Affermaal riguardo il Giudice torinese che la distanza temporale non può essere di persé ostativa al riscontro del periculum in mora, posto che una segnalazione asofferenza potrebbe essere nell’immediato priva di effetti pregiudizievoli peril segnalato, ma in seguito manifestare la propria dannosità.Indefinitiva, l’illegittima notizia alla Centrale dei rischi costituisce di persé un comportamento permanente pregiudizievole per l’attività economica e lareputazione di chi la subisce (cfr. Cass. 12626/2010).
IlGiudice ha dunque accolto il ricorso condannando la Banca resistenteall’immediata cancellazione della segnalazione oggetto di impugnativa. 

Rif. Ordinanza Tribunale di Torino del 26.6.2019
03/10/2019, 13:20



I-marketplace-sotto-l’occhio-vigile-dell’Agenzia-delle-Entrate


 



Letteralmente traducibile con "spazio mercatale" o "luogo adibito a mercato", il termine anglosassone "marketplace" individua, nella nostra società iperconnessa, determinate piattaforme web orientate alla compravendita di beni e servizi che, rappresentate da un unico brand, dedicano spazio a venditori diretti o a siti di e-commerce B2B/B2C. Esempio classico e maggiormente conosciuto è eBay.
 
Dal prossimo 31 ottobre, in Italia, anche questi mercati "virtuali" saranno soggetti ad un più stretto controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate per quanto concerne la prevenzione all’evasione fiscale. "Termini e modalità di trasmissione dei dati relativi alle vendite a distanza di beni che avvengono mediante l’uso di una interfaccia elettronica" è il titolo del provvedimento definito dall’articolo 13, comma 1, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 28 giugno 2019, n. 58 (Pubblicata in GU del 29.06.2019).
 
Il provvedimento specifica, innanzi tutto, cosa si intende per "vendite di beni a distanza":
  • le cessioni di beni spediti o trasportati direttamente o indirettamente dal fornitore a partire da uno Stato membro dell’Unione europea diverso da quello di arrivo della spedizione o del trasporto a destinazione dell’acquirente (vendite a distanza intracomunitarie di beni);
  • le cessioni di beni spediti o trasportati direttamente o indirettamente dal fornitore a partire da territori terzi o Paesi terzi a destinazione dell’acquirente (vendite a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi).
In seguito definisce i "soggetti passivi" che effettuano tali vendite: si intendono i soggetti, residenti e non residenti nel territorio dello Stato, che facilitano le vendite a distanza di beni importati o le vendite a distanza di beni all’interno dell’Unione europea, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica.
 
Nello specifico, il testo stabilisce che i soggetti passivi debbano trasmettere all’Agenzia delle entrate, per ciascun trimestre dell’anno solare, i seguenti dati relativi a ciascun fornitore che ha effettuato almeno una vendita nel trimestre di riferimento:
  • la denominazione o i dati anagrafici completi, inclusa la residenza o il domicilio, nonché l’identificativo univoco utilizzato per effettuare le vendite facilitate dall’interfaccia elettronica, il codice identificativo fiscale ove esistente, l’indirizzo di posta elettronica;
  • il numero totale delle unità vendute in Italia;
  • a scelta del soggetto passivo, per le unità vendute in Italia l’ammontare totale dei prezzi di vendita o il prezzo medio di vendita, espressi in Euro.
I dati devono essere trasmessi necessariamente mediante servizi telematici quali Entratel/Fisconline dell’Agenzia.


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Consapevoli e protetti contro il cyberbullismo

10/10/2019, 11:41

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Illegittima segnalazione in Centrale rischi: il danno è in "re ipsa"

10/10/2019, 11:29

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I marketplace sotto l’occhio vigile dell’Agenzia delle Entrate

03/10/2019, 13:20

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