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14/09/2019, 12:38



La-musica-e-il-riposo-


 



Da sempre coniugare la necessità dei locali pubblici di proporre musica dal vivo e il rispetto del riposo dei cittadini è un matrimonio difficile da tenere in equilibrio. Da una parte la forza aggregante della musica per emozionare lo spirito, dall’altra la necessità della quiete notturna dopo una giornata di lavoro. Da un lato le dolci melodie della note che sul pentagramma della vita allietano i momenti nutrienti della nostra esistenza, dall’altro il ricaricare di energie il corpo e lo spirito. Non conosco le leve di mediazione attraverso le quali trovare una conciliazione tra le diverse esigenze, ma desidero esprimere alcune considerazioni. Penso che per tutto il giorno ci troviamo immersi in ambienti e situazioni che non conoscono la pace: in ufficio, nel traffico, nella stessa nostra abitazione. Il discrimine è saper suddividere i decibel ricevuti in suoni ovvero rumori. Nella prima categoria classificherei le dolci parole dell’amato, le frasi di ringraziamento che ci vengono rivolte, gli elogi ricevuti, i vocaboli che colpiscono positivamente il cuore. Nella seconda specie collocherei i discorsi colmi di ipocrisia che distinguiamo immediatamente in maniera nitida, le espressioni di circostanza false come i soldi del monopoli, le opinioni prive di struttura intellettuale e cognitiva, le critiche piene di livore gratuito cosparse da invidia malcelata. Tornati a casa per cena, non riusciamo ad accogliere con piacere l’armonia dei brani proposti dai musicisti e preferiamo la tranquillità acustica. Siamo sicuri che il silenzio sia auspicabile quando siamo sul nostro giaciglio domestico? Il silenzio è una voce sottile che talvolta può emettere un fragore che copre ogni chitarra, superiore ad ogni bemolle. Il rumore spesso l’abbiamo dentro di noi, nella nostra mente, e non viene attenuato dallo spegnere il volume delle casse del bar; anzi, viene accentuato, perché anche la voce interiore ha un suono, non sempre piacevole. Il silenzio, poi, non fa mai lo stesso rumore, ne modula l’intensità, provoca il giungere di pensieri che non vuoi accettare, di ricordi che pensavi dimenticati. Crea un frastuono nell’anima che contiene le frasi non dette, di solito ha un nome e un cognome, un’immagine ben precisa, una relazione mal digerita. Ed è risaputo che andare a dormire con una cattiva digestione in atto non giova al sonno, né è conciliante con i bei sogni notturni. Allora, forse, è meglio un notturno di Chopin che ti Mozart il fiato, perché la musica, talvolta, "accorda" i sensi. Buona notte inquilino, chiudi l’uscio con la chiave di violino e ascolta una musica "da camera" da letto. Perché la vita, come la musica, per inebriare il cuore ha bisogno di "pause".


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