Il lungometraggio della stagione 2023-24, tra illusioni, delusioni e colpi di scena. A cura di Bruno Mazzi

Se fosse stato un film, quello andato in scena durante la stagione 2023-24, avrebbe avuto un canovaccio abbastanza concitato, condito da un susseguirsi di colpi di scena.

Il viaggio iniziava tra lo scetticismo generale, sulle macerie del tragico copione della scorsa stagione, con dieci superstiti capeggiati da un nuovo condottiero con obiettivi dignitosi che inaspettatamente, dopo la prima battuta d’arresto iniziale, nelle giornate seguenti sembravano volgere all’ambizioso.

Tutto questo fino al match di Crotone, durante il quale nel momento del vantaggio, questo lungometraggio vedeva il Foggia guardare tutti dall’alto.

La sconfitta in terra calabrese alla nona giornata costituiva il primo switch in questa stagione, visto il susseguirsi nelle giornate successive di una serie di risultati negativi, che riportavano la truppa rossonera su lidi meno ambiziosi ma ancora comunque dignitosi…

Un condottiero che iniziava a veder vacillare le proprie certezze e gran parte della truppa sfiduciata e demotivata, contribuivano a far precipitare una situazione che ben presto iniziava a volgere verso il drammatico, allorquando in un desolato Zaccheria e contro un modesto Potenza, arrivava un pareggio a reti bianche.

Bianche come la bandiera sventolata dalla truppa rossonera, che decideva di sfiduciare il proprio condottiero per affidare i gradi di comandante ad un aspirante, con tutti i rischi del caso…

Un aspirante dalle idee molto audaci, che non aveva fatto però i conti con una realtà che in quel momento chiedeva solo pragmatismo, concretezza…e punti in classifica.

Un aspirante che si ritrovava con un manipolo di vecchi e nuovi marinai e che accoglieva sul vascello un amico di vecchia data, al quale chiedeva di aiutarlo a trovare la giusta via.

Quest’ultimo però aveva dimenticato sulla terraferma l’umiltà necessaria per disegnare la giusta rotta ed ecco dunque, dopo una serie di passaggi a vuoto e brutte figure, l’ennesimo, inevitabile, colpo di scena…

La débâcle interna contro l’Avellino, capeggiato da colui che sarebbe potuto essere il comandante di questa spedizione, costringeva il dignitoso proprietario del vascello a richiamare il vecchio comandante, che era rimasto zitto e buono nella stiva, dove intanto aveva ritrovato una mappa impolverata, sulla quale si intravedeva però la destinazione finale.

E tra mille peripezie e una serie di risultati inebrianti ecco giungere la spedizione rossonera nel porto dell’agognata salvezza in quel di Messina, per rifocillarsi in vista delle ultime tappe di un percorso che da quel momento in poi sarebbe potuto diventare temerario ed eroico.

Le battute d’arresto di Latina e Caserta riportavano però tutti con i piedi per terra, anche se il lumicino della speranza restava ancora acceso, fino al decisivo spareggio giocato tra le mura amiche contro la truppa di compaesani e vecchi amici.

E proprio due ex amici decidevano di soffiare forte su una fiammella già in debito di ossigeno, per ben due volte, quasi ad essere sicuri che fosse definitivamente spenta.

L’atto conclusivo di questo viaggio è meglio non raccontarlo, perché preferiamo che il finale sia drammatico e non tragicomico…