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12/11/2019, 16:34



Quando-gli-arbitri-scappavano-in-elicottero


 



Come tante volte ci è capitato, domenica alla partita abbiamo vissuto l’ennesimo arbitraggio scandaloso a cui il Foggia sembra da lustri abituato a prescindere dalla categoria in cui milita. Tuttavia nessun incidente è stato registrato, e a parte le giuste rimostranze, anche gli insulti, tutto è finito dopo i novanta minuti.
Sarò fissato, ma più seguo il Foggia allo Zaccheria ed in trasferta, più mi rendo conto di quanto sia faziosa la considerazione che l’opinione pubblica (mass media in primis, ma anche autorità preposte) hanno della nostra tifoseria in generale, ed organizzata in particolare. Basti ricordare con quanta severità è stato punito l’innocuo lancio di bottigliette vuote di plastica nel secondo tempo della finale Play Off di ritorno fra il Foggia e il Pisa: 5 giornate (poi ridotte a 4) a porte chiuse, nemmeno avessimo malmenato, rinchiuso e minacciato Gattuso e compagnia negli spogliatoi.
In verità i ragazzi dei club delle curve Nord e Sud hanno negli anni subito un evoluzione generazionale che ne ha cambiato profondamente atteggiamenti e comportamenti, avendo maturato, una volta superata la diatriba fra Curva Sud e Curva Nord sulla tessera del tifoso, un modo assolutamente nuovo e contemporaneo di concepire il tifo ultrà, non negando tradizioni, folclore, cultura e passione, ma dandosi organizzazioni operative e delegando responsabili di settore che hanno permesso le famose, colorate e pacifiche invasioni in trasferta di migliaia di supporters rossoneri che mai, e dico mai, negli ultimi anni nei campionati professionistici hanno dato vita ad escandescenze o a significativi problemi di ordine pubblico, anche grazie al coordinamento e all’indirizzo che un uomo come Domenico Catàneo (ultras di prima generazione) ha saputo dare a questi esodi.
Solo in serie D, solo avendoci messo in un girone impossibile, solo dopo aver mal gestito l’organizzazione dell’ordine pubblico nelle trasferte di Brindisi e Nocera, si è tornati agli anni bui delle risse per strada, risse istigate dagli agguati vigliacchi subiti da frange violente delle tifoserie avversarie che hanno aggredito i pullman  di ragazzi che chiedevano solo di tornarsene a casa o di andare a godersi lo spettacolo di una partita di calcio allo stadio, portando tutto l’entusiasmo ed il calore di cui sono capaci.
Naturalmente qui nessuno vuole sostenere che di colpo gli ultras siano diventati dei cherubini con le ali, mi coprirei di ridicolo, anzi, è stato dimostrato che aggredirli non è mai conveniente per nessuno. Ma il dato nuovo è che nella loro cultura la provocazione e l’istigazione alla violenza per partito preso, unilaterale, provocatoria, è stata cancellata dalla loro forma mentis. Si vuole primeggiare sulle tifoserie avversarie per la qualità e la quantità del tifo, per la presenza in ogni dove al seguito della squadra, per i simboli che si portano e che rappresentano l’identità di ognuno, gruppo per gruppo, curva per curva.
E così chi ha la mia età, ma anche chi ha qualche anno di meno, non può non ricordare che allo Zaccheria di arbitri "cornuti" e prevenuti ne abbiamo visti a plotoni. Fenomeni che eccitati da uno stadio con fama di "gabbia di leoni" abbiano deciso di far carriera e farsi ammirare dal commissario di turno sfidando il terribile e temuto pubblico rossonero. Tassativi in ogni intervento, mai accondiscendenti con l’umore della folla, ma piuttosto inclini ad inimicarsela. Nomi notissimi fra i "fischietti" nazionali hanno sfidato da toreri navigati lo Zaccheria, condizionando spesso a nostro sfavore, con simili atteggiamenti, partite che cominciavano male e finivano peggio. Dal mitico Concetto Lo Bello, ai vari Lattanzi, Michelotti, Menegali, Casarin, Gussoni, Pairetto, Agnolin, Lanese e compagnia, spesso abbiamo avuto prestazioni talmente indisponenti da costringerli più di una volta a rimanere asserragliati negli spogliatoi, a fine partita, fino a notte fonda (se non proprio raggiunti o schiaffeggiati da solitari invasori di campo), a tornarsene a casa scortati da camionette di carabinieri e polizia se non proprio grazie a un elicottero eludendo la folla inferocita. Di episodi ne potrei raccontare a iosa, tante ingiustizie ha subito (e continua a subire) il Foggia dalle (ex) giacchette nere, ma ne ricorderò uno in particolare, serie B 1978/79, in occasione di un Foggia - Cagliari arbitrato dal "perfido" Michelotti di Parma, disputata il 6 giugno del 1979 e persa dal Foggia per 2-0 con un arbitraggio talmente scandaloso che Gianni Pirazzini, capitano rossonero sul campo e nel cuore,  affrontò il malcapitato a muso duro dandogli del disonesto. Ero in gradinata e successe di tutto: invasione, assedio, urla, grida: il finimondo. Ad aspettare Michelotti c’era tutta Foggia che con quel risultato si vedeva condannata alla serie C dopo decenni. Credo che l’arbitro lasciò lo stadio a notte fonda, dopo momenti di altissima tensione.
Passati gli anni, non sono diminuite le ingiustizie, anzi. Sono cambiati i nomi e i colori delle giacchette di chi dirige, ma non la loro tracotanza e la loro strafottenza. Marinelli di Tivoli, Pillitteri di Palermo e, da ieri, questo Ubaldi di Roma, sono i nuovi fenomeni che vengono a cercare gloria ed onori allo Zaccheria fischiando tutto contro i rossoneri. La differenza però è abissale, questo dobbiamo ammetterlo ed in questo il pubblico foggiano è cresciuto enormemente. Ai miei tempi il Signor (si fa per dire) Ubaldi, dopo l’indisponenza e l’incapacità con cui ha diretto Foggia - Sorrento, sarebbe ancora lì, asserragliato negli spogliatoi, in attesa di un salvifico elicottero. Mi dicono che se ne sia andato scortato dai fischi senza particolari patemi d’animo. Ecco, questo il segno dei tempi. E gli ultras? Hanno protestato, hanno cantato a squarcia gola anche dopo lo 0-2, anche dopo l’espulsione (giusta) di Campagna, anche avendo una settantina di tifosi festanti del Sorrento a due passi, ignorati, come sempre, come nel costume della nostra tifoseria organizzata che, come ha dimostrato ieri e più di ieri, vive e lascia vivere se non provocata. Così i "sorrentini" hanno potuto festeggiare ed incitare i loro beniamini in tranquillità, nonostante si siano avvantaggiati di una vittoria figlia sì di una partita sbagliata del Foggia, ma anche e soprattutto degli "aiutini" di Ubaldi di Roma. A noi a Nardò, per un errore millimetrico su un fuorigioco, i tifosi avversari hanno provato a linciare il drappello dei rappresentanti rossoneri in tribuna, salvati da una vile aggressione solo dall’intervento provvidenziale delle forze dell’ordine. Sottolineiamo allora ancora una volta questi comportamenti.
Sottolineiamo un aspetto positivo anche in una giornata ed in una partita da dimenticare. Facciamolo perché dei nostri ultras possiamo e dobbiamo andare fieri, credetemi, aldilà dei gesti di solidarietà, delle commemorazioni, del rispetto verso gli avversari dimostrato da loro ormai in tante occasioni. Ormai in curva ci vanno tutti, donne, vecchi e bambini, pacificamente. Tutti orgogliosi di cantare al loro fianco, sentendosi per un momento protagonisti pur non essendo "estremi" come loro.
Vedete, il vero valore aggiunto del calcio sono loro, sono gli ultras e non mi stancherò di ripeterlo. Sono loro che fanno la storia, perché se i tempi cambiano, se cambiano i padroni e le categorie, se i calciatori cambiano mille maglie a convenienza, quella gente ha una maglia sola addosso ed è rossonera, una maglia che non si cambia mai perché è cucita sulla pelle, è indossata sul cuore.
05/11/2019, 10:34



Cori-razzisti-


 



E’ inutile, non riusciamo a evitare che capitino ancora episodi di razzismo. Anche in ambito sportivo, durante le partite della massima serie calcistica, avvengono cori contro gli atleti di colore. Non riusciamo a non proiettare sull’altro le nostre paure, le frustrazioni dell’animo; abbiamo costantemente bisogno di un capro espiatorio, che ci illuda di essere i migliori, che ci toglie le colpe, gli affanni, che ci purifichi lo spirito. Possiamo spiegare in tutte le salse e in ogni modalità che discendiamo tutti da un’unica razza, che dietro la cromaticità della pelle, le ansie, le emozioni, le sofferenze, sono le stesse. Le lacrime, i sorrisi, i baci, sono i medesimi. Il sangue che scorre nelle vene, portando ossigeno alle cellule, ha uguali sembianze. L’affetto di una mamma, lo sguardo del papà, la carezza del nonno, non mutano, al massimo ti lasciano muto. Le sensazioni non assumono tonalità diverse a seconda del paese di origine, di un passaporto, di una diversa residenza. Di che colore è il vento, di che nazionalità è il mare, che linguaggio parla un tramonto, da quale paese proviene la pioggia. Quando assistiamo allo spettacolo dell’alba, alla luce delle stelle, al calore del sole, con quante persone stiamo condividendo quel suggestivo momento? Con quanta gente stiamo dividendo un istante? Quell’incantevole spettacolo? Il mondo, la Natura, l’arcobaleno, sono pieni di colori, di sfumature, di pigmenti inebrianti, che ti parlano, che profumano di vita. La stessa luce che riempie il nostro animo, è formata da un insieme di essenze colorate, da una sintesi di pastelli che creano sentimenti dalle tinte calde. L’amore non ha colore, è sintesi di corpi, di anime, di passione. E questi non sono pitture ad olio, ma vivaci suoni che dipingono la tavolozza della vita; che, talvolta, ne fa ....di tutti i colori. 
04/11/2019, 15:01



Con-Radioplayer-Worldwide-la-radio-non-è-mai-stata-così-viva!


 



Nata nel 2011 insieme all’emittente inglese BBC con l’obiettivo di promuovere l’ascolto della radio online, la partnership con Radioplayer Worldwide Ltd (società con sede a Londra attiva nel radio broadcasting) è arrivata a diffondere il suo web player in migliaia di stazioni radio in tutto il mondo, avere app per iOS e Android, integrazioni con Amazon Echo e Sonos e compatibilità con le più diffuse piattaforme quali Apple CarPlay, Android Auto, Chromecast, Airplay, Apple Watch, Android Wear e altre.
 
"Condividere la tecnologia e competere sui contenuti" è la filosofia dell’azienda che opera su tre aree strategiche:
  • applicazioni in auto;
  • dispositivi casalinghi;
  • app gestite direttamente dalle stesse emittenti radio.
 
Radioplayer Worldwide è, ora, giunto anche in Italia grazie alla PER (Player Editori Radio) che abbraccia la filosofia di accesso, tramite un unico strumento informatico, all’offerta delle radio italiane.
 
Primaonline.it ha raccolto le dichiarazioni a caldo di Lorenzo Suraci, neo-Presidente di PER, il quale dichiara entusiasticamente che Radioplayer Worldwide "...è un progetto strategico che prepariamo da tempo perché siamo convinti che la Radio sia una risorsa potente ma anche un patrimonio prezioso da difendere tutti insieme. Ed è un’operazione rivolta anzitutto all’ascoltatore che ci segue ogni giorno, e che potrà accedere all’immensa varietà della nostra offerta ovunque si trovi, con ogni strumento. Senza algoritmi, senza filtri, senza intromissioni, senza abbonamenti. Puntiamo a completare la nuova piattaforma comune in tempi brevi, perché la Radio è un bene comune e come tale vive e si sviluppa. Ancora una volta il mondo radiofonico si mostra in grado di fare sistema e di essere all’altezza della propria storia, una storia sempre contemporanea. Il che nulla toglie alla competizione, che continuerà ad animare il lavoro di ognuno di noi. Ma da oggi vogliamo dimostrare che se il grande mercato digitale è una sfida per la Radio, è nostra intenzione affrontarla e vincerla".


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